Autodidatta, pioniere del documentario

Cinema: morto Ermanno Olmi. E’ stato il regista de «L’albero degli zoccoli»

di Gilda Giusti - - Cinema, Cronaca

Ermanno Olmi, addio a un pioniere del documentario

ROMA – Un altro lutto nel mondo del cinema. E’ morto ad Asiago il regista Ermanno Olmi. Aveva 86 anni, era nato il 24 luglio 1931 a Bergamo. Regista autodidatta, pioniere nel campo del documentario, creatore di un linguaggio personale e fuori da ogni schema fin da opere come Il tempo si e’ fermato, I recuperanti e la Circostanza, sperimentatore incessante ha portato per la prima volta al cinema il dialetto come lingua («L’albero degli zoccoli») e i grandi miti della tradizione cristiana («Cammina cammina»).

Il regista bergamasco di nascita ma altopianese di adozione è deceduto la scorsa notte all’ospedale di Asiago. Il suo ricovero è avvenuto tre giorni fa in seguito all’aggravarsi della malattia che l’aveva minato tempo fa. Gli sono stati vicino fino all’ultimo i figli Andrea e Fabio e la moglie Loredana. «Viene prima la dignità delle persone, poi c’è il mercato. Addio Maestro. E grazie dell’amicizia e dell’umanità». Cosi’ il reggente del Pd, Maurizio Martina, commenta su twitter la scomparsa di Ermanno Olmi.

Aveva firmato due allestimenti memorabili anche al Maggio Musicale Fiorentino. Questa la nota diffusa sui social del teatro dal Sovrintendente Cristiano Chiarot: «Il Maggio Musicale Fiorentino è molto addolorato per la scomparsa di Ermanno Olmi, che proprio a Firenze ebbe il suo debutto assoluto come regista di opera lirica nel 1983 con Il tabarro di Giacomo Puccini, realizzato insieme ad altri due celebri registi cinematografici, Franco Piavoli e Mario Monicelli. E Il Tabarro del 1983 non fu l’unica occasione che vide Ermanno Olmi impegnato sul palcoscenico del teatro fiorentino. Lo stesso titolo, diretto dal maestro Bruno Bartoletti, fu ripreso nel Maggio del 1988. Risale invece al 1989 la regia di “Kát’a Kabanová” di Leóš Janáček, che venne messa in scena durante la stagione autunno-invernale: sul podio il maestro Christian Thielemann, con scene firmate da Emanuele Luzzati e costumi di Santuzza Calì. “Un capolavoro – ha detto il sovrintendente – che rientra nella tradizione di riproposte e riproposizioni del Grande Maggio. Con Olmi ho avuto il piacere di lavorare anche al Teatro La Fenice di Venezia in occasione di uno spettacolo diretto dal maestro Bruno Bartoletti. Ricordo ancora chiaramente la grande dedizione al lavoro, la genialità e il coinvolgimento artistico che lo contraddistinguevano e che lo hanno fatto entrare di diritto nel gotha dei grandi registi italiani. Non si può parlare di lui senza ricordare la poesia infinita, la dolcezza e l’umanità dei suoi personaggi, la profonda compassione di ogni fotogramma del suo cinema che ha saputo trasmettere anche nel suo fare teatro».

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Gilda Giusti

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Redazione Firenze Post
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