Le conclusioni della due giorni europea

Firenze, the State of the Union: segnali al prossimo governo, anche dall’Europa

 

Al via con i saluti delle istituzioni locali la seconda giornata della conferenza europea ‘The State of the Union’, in Palazzo Vecchio: protagonisti dell’evento con i loro interventi, fra gli altri, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani; il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker; il governatore della Bce Mario Draghi, l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, mentre ha chiuso i lavori il premier Paolo Gentiloni.

«Le città hanno ruolo di accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sono energia per la vita, per il futuro, per l’Europa», ha affermato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel suo intervento di saluto: «Firenze – ha aggiunto – interpreta il proprio ruolo di attore, non di spettatore dell’integrazione europea».

Juncker, con populismi solidarietà si sfilaccia  – «Populisti e nazionalisti hanno avuto materia per alimentare loro sentimenti e aumentare distacco dagli altri a causa della crisi migratoria». Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Così «la solidarietà si sfilaccia e si perde poco a poco così i Paesi del Nord Europa hanno riscoperto un’espressione che detesto: il club del Mediterraneo, si deve usare solo per il turismo, per indicare il Sud Europa che affronta il flusso profughi. Invece Europa e solidarietà vanno insieme. La solidarietà fa parte del patto fondatore dell’Europa».

Ue: Tajani, sarebbe anacronistico uscire da Europa – «Uscire dall’Europa non ha alcun senso come non ha alcun senso uscire dalla moneta unica: sarebbe anacronistico. Comprendo che per il presidente degli Stati Uniti è importante ricordare il principio ‘America first’ ma questo non significa America alone». Con queste parole il presidente dell’Europarlamento critica i dazi doganali Usa e ricorda gli storici rapporti di amicizia e scambio con l’Europa.

Draghi, riforme: Le riforme strutturali a livello nazionale restano una priorità. Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, durante il suo intervento allo State of the Union. L’Eurozona ha bisogno di una maggiore capacità di bilancio, in modo da avere meccanismi di condivisione dei rischi che ne rafforzino la stabilità economica, ha aggiunto, a pochi mesi dal vertice Ue di giugno in cui i leader discuteranno delle riforme dell’architettura istituzionale europea.

Infine anche Paolo Gentiloni, come Mattarella ammonisce il governo gialloverde in pectore: «Le risposte sovraniste non sono solo sbagliate ma illusorie anche se sappiamo che il contagio di queste illusioni è andato avanti. Sono convinto che la stragrande maggioranza degli italiani non voglia deragliare da quello che è uno dei pilastri costituenti del nostro Paese e cioè l’impegno europeo che ci ha consentito 60 anni di prosperità e pace. Confido che questa rotta continui nella navigazione dell’imminente prossimo governo perché questa è e sarà l’Italia. Chi volesse portarla altrove dovrebbe fare i conti non con una bagarre politica ma con la nostra storia e la nostra identità».

Le sinistre italiane ed europee (almeno quel che ne resta) e le istituzioni comunitarie (ad eccezione della Bce) sembrano dunque voler mettere qualche bastone fra le ruote al nascente governo, votato dalla maggioranza degli italiani, che nelle urne hanno decretato la bocciatura dell’era Napolitano – Renzi – Gentiloni. Che non accettano di essere defenestrati e tentano in ogni modo di rientrare in bazzica contando sull’appoggio della sinistra europea, anche’essa in difficoltà perfino nella Francia di Macron, in calo di consensi. E non hanno nemmeno più il sostegno degli Stati uniti, visto che, tramontati Obama e la Clinton, Trump diffida dell’Europa e la scavalca, la mette da parte, avendo compreso che il potere è altrove, in Cina, Corea, India. Tempi duri per il Vecchio continente e per l’Italia, fra poco arriveranno forse anche i dazi americani e saranno dolori.

 

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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