I progetti ambiziosi del Governo

Di Maio (M5S) attacca le pensioni d’oro, le taglieremo. Ma Damiano (Pd) risponde, non con effetto retroattivo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Pensioni, Politica

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio annuncia che i tecnici del dicastero stanno già lavorando a una misura per fermare le pensioni d’oro, il parlamentare del Pd Cesare Damiano, ex ministero del Lavoro, risponde a distanza dichiarandosi d’accordo con la misura, che però non può essere attuata abbassando trattamenti previdenziali già in essere. Il botta e risposta e distanza è stato originato dalle dichiarazione del ministro Di Maio, che ha spiegato di aver messo subito al lavoro i tecnici per intervenire sulle cosiddette pensioni d’oro in base al seguente criterio: «chi prende più di 5mila euro netti prenderà una pensione corrispondente ai contributi versati. Le pensioni d’oro è uno di quei provvedimenti che vogliamo portare a casa il prima possibile. Stiamo per approvare il taglio ai vitalizi degli ex parlamentari, iniziamo da un atto interno alla Camera e poi trasferiamo lo stesso principio per le pensioni sopra i 5.000 euro netti per tutti coloro che non hanno versato i contributi ma hanno una pensione d’oro e quindi devono avere un a pensione per i contributi che hanno versato».

Da indiscrezioni provenienti da chi sta studiando il provvedimento sembra però che il tutto si limiterà alla riduzione della quota di assegni incamerata da chi ha fruito di contributi figurativi, senza versarli effettivamente. Il provvedimento cioè dovrebbe essere di facciata, ma non provocare un ingente incasso per l’erario.

Si tratta comunque dell’ennesimo tentativo di spennare soltanto una categoria di persone, a riposo, che si ritengono privilegiate pur avendo lavorato e pagato contributi e tasse salate per tutta una vita. Tutto questo per agevolare giovani nullafacenti che hanno votato in massa il M5S illudendosi di poter lucrare il reddito di cittadinanza, un introito gratuito, per continuare a non far nulla, ma stavolta a pagamento. con i quattrini sottratti a chi ha lavorato e ha diritto a godere del frutto di questo lavoro.

L’obiettivo di intervenire sulle pensioni d’oro è condiviso anche dal senatore Pd Cesare Damiano, che però sottolinea come il punto di divergenza è rappresentato dal metodo che verrà utilizzato per attuare la proposta. «Se il Governo sta pensando a un ricalcolo delle pensioni in essere continuo a non essere d’accordo perché si sdogana un principio che potrebbe, in seguito, essere applicato alle pensioni più basse, quelle degli operai, come via più facile per fare, all’occorrenza, un bel po’ di cassa. L’alternativa potrebbe essere rappresentata dall’applicazione di un congruo contributo di solidarietà che porti lo stesso risultato di risparmio». Ma aggiunge un commento al veleno: «smettiamola con la propaganda: affermare di voler tagliare le pensioni d’oro e, contemporaneamente, introdurre la flat tax, significa che quello che si toglie dalla tasca destra lo si rimette nella sinistra moltiplicato per tre. A parole si vogliono colpire le pensioni più ricche, in pratica, con la tassa piatta, esse verranno premiate a scapito dei pensionati più poveri».

Un intervento legislativo che porti al ricalcolo di pensione in essere comporta la legittimità di provvedimenti che tocchino diritti acquisiti, mentre un prelievo di solidarietà si caratterizza come interventi straordinario, e quindi ha una natura giuridicamente diversa. Entrambe le tipologie di interventi rischiano in realtà di non passare un eventuale vaglio della Corte Costituzionale, che in precedenti sentenze ha in realtà ritenuto legittimi i prelievi di solidarietà sulel pensioni d’oro, ma sempre come provvedimenti eccezionali, ritenuti necessari ad assicurare risparmi di spesa per tutelare i conti pubblici.

Ogni provvedimento determinato da una diversa linea politica adottata dal Governo, che preveda tagli alle pensioni d’oro future, mutando le regole anche andando a incidere su quelle in essere sarebbe comunque dichiarato molto probabilmente incostituzionale dalla Consulta. e senza dubbio provocherebbe montagne di ricorsi.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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