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Pensioni d’oro: la Lega boccia il progetto Molinari-D’Uva, ma pensa ad altri interventi

Le pensioni d’oro come immaginate da Di Maio e Boeri

Prima che gli arrivasse fra capo e collo la lettera di Lo Voi da Palermo, con la gravissima imputazione di sequestro di persona aggravato dei migranti su Nave Diciotti, il ministro Salvini aveva avuto modo di riunirsi con gli esperti della lega in modo da impostare la linea da seguire per la redazione del def e l’impostazione della Legge di bilancio.

Abbiamio già anticipato in diversi articoli come questa riunione e i suoi risultati abbiano già condotto a una presa di posizione più moderata di Salvini nei confronti dell’Europa, apprezzata sia dai mercati che dagli organismi comunitari.

Come riferito dal giornale La Verità in un articolo di Claudio Antonelli del 5 settembre, la scelta degli interventi di riforma non avviene più prima della trattativa con l’ Europa; al contrario, ora viene prima la trattativa e poi la scelta delle misure di spesa.

In pratica la Lega suggerisce di fissare un tetto di deficit che sia approvato anche da Bruxelles. La decisione inevitabilmente porterà, come confermato dallo stesso Salvini, a spalmare le riforme lungo l’ arco della legislatura e non tutte nel 2019. Un’ operazione che se riuscirà finirà con il mettere in difficoltà i grillini in sede di elezioni europee e al tempo stesso toglierà la speranza alla componente di opposizione legata all’ ex ministro Carlo Calenda e a + Europa di continuare a tifare spread. Oltre alla conferma di una riduzione fiscale, che al momento viene ancora chiamata flat tax ma che sembra destinata a diventare una sorta di grande partita Iva ai minimi, è prevista anche la revisione dei tagli alle cosiddette pensioni d’ oro.

Infatti si sarebbe deciso che la bozza presentata alla Camera a firma Riccardo Molinari (Lega) e Francesco D’ Uva (5 stelle) sarebbe da considerarsi nulla. Il testo prevedeva un taglio della parte retributiva sopra i 4.000 euro netti al mese, secondo un meccanismo che però appariva svincolato dai reali versamenti e da valutare secondo parametri che finivano per penalizzare l’età effettiva di uscita dal mondo del lavoro. In pratica, una sorta di taglio lineare almeno per coloro che si erano ritirati dal mondo del lavoro prima del Duemila.
Il Carroccio ha ritenuto l’ operazione iniqua non solo sul versante elettorale (riguarderebbe molti contribuenti del Nord) ma anche illogica. Perché si finirebbe con il togliere fino al 20% a cittadini che comunque hanno lavorato per dare somme maggiori a chi non ha mai versato alcun tipo di contributo. La Lega si limita a lasciare aperto un assist ai 5 stelle. Se proprio vorranno ancora giocarsi lo slogan delle pensioni d’ oro, dovranno colpire solo quelle, con una revisione della parte retributiva, ma sopra i 5.000 euro netti al mese. In pratica, qualcosa di più simile al contributo di solidarietà applicato da più governi. I pensionati, sempre più allarmati dall’indecisione di questo Governo, attendono di conoscere il loro destino, ma sono pronti a iniziative giudiziarie per tutelare i loro sacrosanti diritti.

 

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