La motivazione della sentenza

Firenze, movida: giudice condannò pub, doveva limitare decibel

di Redazione - - Cronaca, Economia

Il Palazzo di giustizia di Firenze

FIRENZE – La musica può diventare assillante e i gestori dei locali devono provvedere affinchè la quiete pubblica non venga disturbata. Questi principi, in linea generale, figurano nelle motivazioni della sentenza pronunciata dal giudice Lorenzo Calamandrei, nei confronti dei gestori del locale The book pub di Piazza L. Ghiberti, per il reato di cui all”art. 659 c.p. Il giudice, il 6 luglio scorso, condannò i gestori di un pub di piazza Ghiberti, in città, non solo per aver diffuso la musica ad un volume che superava di gran lunga i decibel consentiti, ma anche perché non avrebbero adottato accorgimenti sufficienti per limitare la confusione provocata dagli avventori e frequentatori del locale.

E’ quanto emerge dalle motivazioni alla sentenza riportate dal comitato di cittadini, «Ma noi quando si dorme?» e dal loro avvocato di parte civile, Michele Luzzetti. I gestori furono condannati per disturbo al riposo delle persone con ammenda di 309 euro (pena massima) e al risarcimento del danno fissato con provvisionale di 1.000 euro. Il comitato dei cittadini segnala disagi dal 2013, decidendosi poi di fare causa. «Molto interessanti le motivazioni – commenta il comitato – il giudice Calamandrei ha infatti ribaltato l’orientamento che si era affermato per i casi analoghi dei locali di via de’ Benci, accogliendo invece, in questo caso, la tesi della parte civile e cioè sostenendo la responsabilità dei gestori, che sono stati ritenuti colpevoli, sia di aver tenuto la musica ad alto volume, ma in particolare per non aver esercitato alcun controllo rispetto alle condotte irrispettose dei loro clienti (che si trovavano di fronte al locale sino a tarda notte) non adottando le misure idonee alla tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica».

«Altra considerazione – osserva il comitato di piazza Ghiberti – è relativa al comportamento del Comune di Firenze circa la movida, per contrastare la quale i sindaci chiedono (all’Amministrazione Centrale) più poteri. Ci domandiamo per farne cosa, visto che non esercitano (almeno a Firenze) quelli di cui già dispongono. Primo fra tutti la possibilità di emettere ordinanze «contingibili ed urgenti» con cui possono disporre la chiusura degli esercizi che contravvengono a regole che il Comune stesso ha fissato. Sarebbe un modo estremamente efficace per far capire dove finisce il diritto d’intraprendere degli esercenti ed iniziano i diritti dei residenti. Ci domandiamo se è giusto che i cittadini, per vedere riconosciuto un diritto basilare come quello alla salute, siano costretti a ricorrere alla magistratura e non vengano tutelati dal sindaco che è la figura preposta dalla Costituzione alla tutela di quel diritto fondamentale».

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