La settimana degli amori evaporati

Divorzi & separazioni: Micaela Ramazzotti e Paolo Virzì, Afef e Tronchetti Provera, Ventura e Carraro

di Gilda Giusti - - Cinema, Cronaca, Politica, Spettacolo, Top News

Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti

ROMA – E’ stata la settimana dei divorzi e delle separazioni eccellenti: la modella tunisina Afef e l’imprenditore Marco Tronchetti Provera; Simona Ventura e Gerò Carraro e la più commentata di tutte, Elisa Isoardi e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Poi il botto: la fine della storia fra l’attrice Micaela Ramazzotti e il regista Paolo Virzì.

Un mese fa alla premiere di Notti Magiche in chiusura della Festa del cinema di Roma sul red carpet non c’era lei, così come non c’era lui pochi giorni prima, sempre al festival, alla prima di Ti presento Sofia di cui è protagonista. Così le voci si sono fatte insistenti fino
alla conferma: Micaela Ramazzotti e Paolo Virzì si separano. Quasi 10 anni di matrimonio – era il 17 gennaio 2009 a Livorno, nel giorno del compleanno di lei – e due figli: Jacopo nato nel 2010 e Anna nel 2013. Quest’ultima filmata durante la nascita da Francesca Archibugi in In nome del figlio. La stessa regista che ora sta dirigendo ancora Micaela Ramazzotti, nei panni di Susi, una ballerina costretta a insegnare danza a signore sovrappeso, protagonista con Adriano Giannini nel nuovo film Un anno in Italia, scritto peraltro con Virzì e Francesco Piccolo.

E’ stata la Ramazzotti a chiedere la separazione, si apprende. I due non abitano più insieme da circa due mesi e i rispettivi legali hanno dato corso alle procedure necessarie per definire i dettagli. Le motivazioni sono riservate, i gossip si rincorrono, la crisi era nell’aria da qualche tempo si sente dire, entrambi con personalità complicate, temperamento sanguigno lui, melanconico lei, e un’affinità che per tanti anni è stata anche artistica. Dolorosa come tutte le separazioni, in quella di Ramazzotti e Virzì è in gioco anche la storia
professionale, nonostante a ben guardare la filmografia sono solo tre i lavori insieme, ma di quelli che lasciano il segno.
Giusto 10 anni fa, dopo l’exploit ad appena vent’anni in Zora la vampira dei Manetti Bros e Non prendere impegni stasera di
Gianluca Tavarelli, Paolo Virzì affida all’attrice romana (di periferia, ha sempre sottolineato, di Palocco, che non è
esattamente Casal Palocco) un ruolo nel corale e assolutamente contemporaneo Tutta la vita davanti, cronaca di lavori precari e
usuranti come quelli di un call center. Critiche favorevoli, la prima candidatura ad un premio (il David di Donatello come
migliore attrice non protagonista) ma soprattutto un set galeotto. I due si sposano qualche mese dopo e lei diventa in
qualche modo la sua musa: La prima cosa bella, uno dei film migliori del regista toscano, vede Micaela protagonista (con
Stefania Sandrelli) in uno di quei ruoli di madre dolorosa, donna ingenua, complicata, facile da manipolare, generosa che le
restano addosso e che forse per molte cose le assomigliano  intimamente.

Tanti altri film da sola, spesso diretta da donne (Comencini, Archibugi, Farina), spesso con la voglia di rischiare in opere
difficili (come in Una famiglia di Sebastiano Riso), poi le strade del set insieme si incrociano ancora in La pazza gioia,
il film con Valeria Bruni Tedeschi, portato al Festival di Cannes, molto premiato nel 2016 e in cui lei è ancora una donna
fragilissima.

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Gilda Giusti

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Redazione Firenze Post
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