Francia: rivolta per le tasse, gilet gialli contro Macron, i contadini contestano gli abitanti di Parigi

PARIGI – La Francia è in rivolta contro le tasse, come da secoli nella sua storia succede con cadenza periodica, a partire dalla Grande Jacquerie, l’insurrezione contadina del 1358. Stavolta, la rabbia dei francesi si è indirizzata verso Emmanuel Macron, il presidente che 18 mesi fa sembrava il futuro del Paese, il suo volto sorridente e ottimista, l’uomo che avrebbe voltato la pagina del declino francese. Macron, demission è lo slogan che durante le manifestazioni dei gilet gialli viene scandito con più frequenza. Macron ladro, imbroglione, sono le scritte su cartelli e striscioni. Il presidente, che al secondo turno delle presidenziali travolse Marine Le Pen, vede ora rivoltarsi contro di lui quella rabbia che – in campagna elettorale – affermò di aver ascoltato e compreso.

In pochi mesi è precipitato al 25% di popolarità, dopo essere stato identificato come il presidente dei ricchi e ‘amico delle banche da una protesta multiforme: da una parte i meno abbienti, gli abitanti di una campagna sempre dimenticata nei confronti delle luci di Parigi, dall’altra i ricchi, i privilegiati e chi si può permettere di pensare all’ambiente e all’ecologia penalizzando i motori diesel.
Questa protesta sociale, la cui scintilla è stata la tassa sui carburanti, è salita dalle campagne, da quelli che guadagnano meno e faticano a fare il pieno di gasolio. Spesso da quelli che abitavano in città ma, con l’aumento del costo della vita nelle aree urbane, si sono trasferiti in campagna. I loro slogan si sono saldati con quelli delle estreme che si oppongono al governo, alla maggioranza macroniana che ha pescato al centro, ma anche nella destra e nella sinistra moderate. Le parole d’ordine di Marine Le Pen – presidente del Rassemblement National in cerca di rivincita contro Macron – e del leader della gauche radicale Jean-Luc Melenchon si rincorrono con quelle dei gilet gialli e in molti casi si assomigliano.

Il presidente non ha ancora capito niente, ha ironizzato Le Pen, che nei giorni scorsi aveva reclamato il diritto dei gilet gialli a manifestare sugli Champs-Elysees, contestando alle autorità il diritto di vietare alla protesta una avenue «dove sono consentite manifestazioni come quella per la vittoria ai mondiali di calcio o per l’anno nuovo. C’è la sensazione diffusa – ha aggiunto – che i gilet gialli siano sacrificati, non trattati con la mansuetudine di cui godono le milizie di estrema sinistra».

«Castaner – ha detto Melenchon, oggi furioso contro il ministro dell’Interno – vorrebbe che i gilet gialli fossero di destra e poco numerosi. La verità è che è la manifestazione massiccia del popolo. E che per lui è la fine». Altre due caratteristiche del fenomeno giallo spiegano la spaccatura della Francia: le sempre più feroci discussioni nelle famiglie, fra amici e nei posti di lavoro tra i favorevoli e i contrari al movimento; e gli slogan dei manifestanti che sbarcano nella capitale e si fanno beffe dei bobo (borghesi/bohemien) parigini: oggi – riferiscono fonti giornalistiche – un gruppo ha lanciato un velib, una bicicletta in sharing del Comune, nelle fiamme sugli Champs-Elysees, gridando: «Una bicicletta in meno per i bobo!».

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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