Il parere del card. Bagnasco

Chiese dismesse: un’emergenza religiosa e civile. Vengono adibite anche a night

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

E’ sos chiese dismesse. Religiosi e laici, riuniti alla Pontificia Università Gregoriana, si interrogano per due giorni a Roma (al convegno ‘Dio non abita più qui?’) alla ricerca di linee guida comuni su un fenomeno che ha ormai raggiunto una portata consistente per cui in tutto il mondo, sono sempre di più i casi di edifici di culto che vanno in dismissione e vengono venduti a privati diventando bar, night club, centri estetici, gelaterie. Non di rado, mantenendo al loro interno in gran parte inalterato l’apparato liturgico.

Statistiche capillari al riguardo non ci sono, ma mons. Pawel Malecha, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha trovato alcuni dati che ben rappresentano la situazione nel nord Europa: «Più di 500 chiese cattoliche in Germania sono state chiuse dal 2000. Un terzo di queste è stato demolito, due terzi venduti o destinati ad altri scopi. Secondo uno studio poi più di 500 chiese chiuderanno in Olanda nel prossimo decennio».

Il presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, card. Angelo Bagnasco, ha osservato: «Si tratta di individuare insieme in Europa i criteri per affrontare le singole situazioni che sfuggono all’omologazione. La sfida è seria: necessaria e giusta una riflessione comune che però tenga conto della diversità dei singoli paesi».

La Chiesa deve trovare una risposta plausibile alla provocazione del sociologo Diotallevi, e se la chiusura delle chiese fosse un segno dei tempi che cambiano? Un conto è quando le chiese dismesse vengono destinate ad auditorium, archivi musei, biblioteche. Altro conto quando la chiesa dismessa si trasforma in un night club, in una officina, o in un locale pubblico tipo bar o pizzeria. E magari l’altare dove un tempo veniva servita la messa diventa il bancone dove si servono birre e superalcolici. Alcune trasformazioni in ristoranti che mantengono inalterato al loro interno l’apparato liturgico, ha denunciato il segretario generale della Cei mons. Stefano Russo: «sono assolutamente inopportune, così come mi sembra inopportuno, onde evitare confusioni, l’uso di ex edifici di culto per la celebrazione di matrimoni civili. Confido che come comunità cristiane riusciamo a trovare delle valide soluzioni anche al nostro interno e che nel confronto con le istituzioni possiamo comunque condividere dei percorsi che favoriscano delle trasformazioni equilibrate e consone al carattere di tali architetture», ha osservato mons. Russo.

In effetti anche in Italia il fenomeno dello spopolamento delle Chiese va sempre più accentuandosi. Numerosi sono gli edifici di culto chiusi anche se ancora non si sono registrati episodi, come quelli segnalati in altri paesi, di utillizzazioni per gestione di bar, ristoranti o discoteche. Anche a Firenze qualche Chiesa, come quella dei Padri gesuiti in Via Silvio Spaventa, è chiusa da molto tempo, e si corre il rischio anche di occupazioni abusive, visto che l’adiacente casa dei Padri è rimasta occupata da cittadini senegalesi per lungo tempo. Occorre intervenire, fare un censimento di tutti i locali di culto e predisporre, d’intesa fra Curie e Comuni interessati, un piano di utilizzo e destinazione compatibile con l’originaria vocazione dei locali.

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Ezzelino da Montepulico

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