Dopo le proteste del settore

Manovra: tassa sulle automobili. Salvini frena: «Io sono contrario»

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

ROMA – Infuria la polemica sulla nuova tassa sulle auto e Matteo Salvini interviene in frenata: «Io sono contrario ad ogni ipotesi di nuove tasse sull’auto che è già uno dei beni più tassati». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a Radio anch’io e parlando della tassa sulle auto inquinanti inserita nella manovra con un emendamento. Sull’imposta crescente – dai 150 ai 3.000 euro – se si immatricolerà un’auto nuova con emissioni superiori ai 110 g/km, c’è stata la ribellione del settore. Secondo la proposta di modifica – approvata in commissione bilancio – sarà dato un incentivo – da 6.000 a 1.500 euro – per i veicoli con emissioni tra 0 e 90 g/km di CO2.

Ancora Salvini: «Benissimo a bonus per chi vuole cambiare ma non credo – ha aggiunto – che ci sia qualcuno che ha un euro3 diesel per il gusto di avere una macchina vecchia. Ce l’ha perché non ha soldi per comprarsi una macchina nuova». Proteste anche dal fronte dei sindacati: «Dal Governo l’ennesimo schiaffo all’industria nazionale e all’ambiente. Incentivando i veicoli a prezzo più alto e tassando le automobili più popolari non assolviamo i ritardi dei produttori, queste norme schizofreniche sono un danno per il Paese e i lavoratori». La frase è di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, commentando l’emendamento al disegno di legge di Bilancio che introduce dal 1 gennaio 2019, incentivi e disincentivi all’acquisto di auto nuove sulla base delle emissioni di CO2 per km. «Si tratta di una misura – osserva Bentivogli – che rischia solo di penalizzare la nostra industria automobilista e quella Europa a favore delle concorrenza estera mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro penalizzando le fasce più povere delle popolazione che non possono permettersi un auto nuova. Una partita quella dell’elettrico che il governo sta giocando in maniera dogmatica, quando invece va affrontata gestendo la transizione in maniera virtuosa. Con questo emendamento il piano di 5 miliardi di euro presentato a noi dal vertice di Fca rischia di diventare carta straccia. Servono normative realistiche e sfidanti e non mode irrealizzabili».

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Ernesto Giusti

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