Il cordoglio del Capo dello Stato d'Israele

Cultura: morto lo scrittore israeliano Amos Oz. Aveva 79 anni. Il ricordo di Monica Barni

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Cultura, Eventi, Libri

Lo scrittore Amos Oz: aveva 79 anni

GERUSALEMME – Era uno degli scrittori israeliani più celebri e tradotti in tutto il mondo, Amos Oz, morto a 79 anni. Era malato di cancro. Lo rendono noto i media israeliani.  La figlia Fania, su twitter, ha scritto: «Il mio amato padre è spirato a causa di un tumore, poco fa, dopo un rapido deterioramento, nel sonno ed in pace, circondato dalle persone che lo amavano. Rispettate la nostra privacy, non potrò rispondervi. Grazie a tutti quanti lo hanno amato».

«Una storia di amore  e di luce, adesso grandi tenebre. Una immensa tristezza cala su di noi con l’inizio del riposo sabbatico. Un gigante della scrittura. Splendore fra i nostri autori. Un gigante dello spirito»: cosi’ il Capo dello Stato israeliano Reuven Rivlin ha commentato la scomparsa dello scrittore Amos Oz. E ancora: «Riposa in pace, caro Amos. Sei stato una cara compagnia».

Anche la Regione Toscana ricorda Oz. Monica Barni, vicepresidente e assessore alla cultura, scrive: «E proprio per il suo impegno nel dialogo interculturale e per il suo impegno civile per la convivenza che Oz ricevette nel 2010 la laurea honoris causa dall’Università per stranieri di Siena in Scienze linguistiche per la comunicazione». Poi, il giorno dopo, nel 2010 partecipò a Firenze tra oltre ottomila giovani e studenti al meeting al Mandela Forum che la Regione organizza ogni due anni per celebrare il Giorno della Memoria e ricordare la persecuzione degli ebrei e di tanti altri diversi da parte di Hitler e dei suoi seguaci. Gli furono consegnate anche le chiavi della città, in quell’occasione.

«Dei suoi tanti libri di raffinata tessitura letteraria mi piace ricordare il saggio Contro il fanatismo – racconta ancora Monica Barni – in cui parla dell’importanza di una cultura aperta e senza muri e della tendenza invece degli estremismi a voler cambiare gli altri, malattia che si spande ovunque. Quelle parole sono un monito e un faro ancora oggi, da utilizzare per orientarsi nel mondo contemporaneo e perfette per accompagnare il treno della memoria, con oltre cinquecento ragazzi della superiori a bordo, che a
fine gennaio, tra un mese, ripartirà alla volta della Polonia e di Auschwitz per ricordare e non dimenticare, per capire il passato ma anche avere le antenne ben dritte sul presente. Amos Oz sarebbe stato – conclude – un testimonial e un accompagnatore perfetto. Porteremo la voce dei suoi libri».

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Ernesto Giusti

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