Tutto quel che c'è da sapere sulla nuova misura

Reddito di cittadinanza: va speso o taglio del 10%. Con bambini sotto i 3 anni si può non lavorare

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, Fisco, il Blog di Sandro Bennucci, Politica, Top News

ROMA – I soldi del reddito di cittadinanza non possono essere investiti nel risparmio: vanno spesi. Così sostiene il governo. Per centrare l’obiettivo si pensa di mettere un paletto a chi fruirà del nuovo sostegno e che, secondo fonti di Palazzo Chigi, potenzialmente riguarda 1,8 milioni di famiglie e 5 milioni di persone. Chi non utilizzerà dunque fino all’ultimo centesimo del Rdc, il mese successivo potrà avere un assegno alleggerito fino al 10%. La versione definitiva del Decretone, a un giorno dall’approvazione del Consiglio dei ministri, ancora non c’è: ma nelle ultime bozze spuntano alcune novità annunciate dal governo e ora messe nero su bianco. Leggo norme  che, francamente, mi lasciano perplesso:  salvaguardati, per esempio, i genitori con bambini sotto i tre anni, single compresi. La prima obiezione che mi viene in mente? Per esempio le mamme che potranno, pur con un occhio al piccolo, lavorare in nero a casa.  A uno dei due genitori con bambino sotto i 3 anni,  il reddito andrà a prescindere dal nuovo impiego e non saranno neanche obbligati a contribuire a progetti utili alla collettività. Come faranno i controllori a controllare? Ed è soltanto una delle mille perplessità su una misura che rischia di far implodere questo Paese. Come si finanzia il reddito? I 5 Stelle hanno lanciato la crociata contro le scommesse e i giochi in genere: ma spunta proprio una tassa sui giochi a copertura di 400 milioni di euro che mancavano per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100. Poco più di un terzo (150 milioni) entrerà nelle casse dello Stato grazie all’aumento dell’aliquota del Preu, il
prelievo sulle slot machine, e il resto arriverà dalla tassazione delle vincite e dal contrasto al gioco illegale. La tabella di marcia per far partire la misura bandiera dei 5Stelle resta però a tappe forzate per i beneficiari e soprattutto per le amministrazioni, dall’Inps ai comuni.

TAGLIO 10%  – Chi fruirà del Rdc dovrà spenderlo, altrimenti il mese successivo subirà un taglio del 10 per cento del beneficio. Previsto inoltre un monitoraggio del ministero del lavoro proprio sulle spese.

GENITORE – Niente obbligo di accettare un’offerta di lavoro per uno dei genitori nelle famiglie con bimbi fino a 3 anni. La misura, che sembra valere anche per i genitori single, nel caso di una famiglia prevede che un altro componente contatti il centro per
l’impiego. Per i dettagli servirà un decreto attuativo.

OFFERTE DI LAVORO – Nei primi 12 mesi di fruizione del reddito di cittadinanza va accettata la prima offerta di lavoro entro 100 chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi pubblici. Se si tratta di seconda offerta il limite chilometrico sale a 250 km, mentre se si tratta di terza offerta va accettata in tutto il territorio nazionale.

INPS – Entro 30 giorni dall’entrata in vigore del dl l’Inps dà l’ok al modulo per la domanda.

DOMANDE – Il Rdc può essere richiesto dopo il 5 di ogni mese: il primo utile è marzo.

RICHIESTA – Il Rdc, che arriva con una normalissima prepagata di Poste Italiane, potrà essere richiesto via web, ma chi non ha dimestichezza con il mondo dell’online potrà andare agli uffici postali o al Caf. Entro 10 giorni lavorativi i dati devono essere comunicati all’Inps.

VERIFICA – Ancora un’altra tappa: entro 5 giorni lavorativi dalla comunicazione delle informazioni, l’Inps verifica i requisiti. Il via libera arriva entro la fine del mese successivo alla trasmissione della domanda all’Istituto.

STRANIERI – In attesa che nasca l’anagrafe nazionale della popolazione residente, sono i comuni a dover verificare i requisiti di residenza e soggiorno e poi comunicare le informazioni all’Inps tramite la piattaforma digitale.

CENTRI IMPIEGO – Una volta che la domanda viene accettata, i beneficiari verranno contatti dai Centri per l’impiego. A questo
beneficiari verranno contatti dai Centri per l’impiego. A questo punto scatta la formazione o il reinserimento lavorativo.

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
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