Giustizia: Gadda e le sentenze creative

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento

E’ capitato più di una volta, e più spesso negli anni recenti, di leggere sulla stampa alcune sentenze che, magari fondate su un rigoroso principio giuridico, contrastano con la logica comune, grazie all’interpretazione di norme da parte dei magistrati. Si crede che sia un fenomeno recente, dovuto magari alla contrapposizione, iniziata dai tempi di Berlusconi, fra magistratura e politica; in realtà non sono colpiti solo personaggi famosi, ma per lo più i poveri cristi sono oggetto di queste pronunce difficilmente comprensibili dall’opinione pubblica. E’ vero che il magistrato è peritus peritorum, che le sue interpretazioni sono modificabili soltanto con pronuncia di giudice di grado superiore, che secondo la sinistra le sentenze si rispettano, soprattutto quando colpiscono avversari politici, ma vivaddio ancora in Italia esiste libertà di opinione ed è certo consentito esprimere opinioni anche in dissenso.

La sostanziale iniquità dell’applicazione del diritto non è prerogativa di questi ultimi anni, e ha attirato addirittura l’attenzione di sommi  autori. Ecco cosa scrive Carlo Emilio Gadda ne «La cognizione del dolore», romanzo incompiuto apparso la prima volta a puntate, tra il 1938 e il 1941, nella rivista “Letteratura”, solo successivamente pubblicato.

Gadda riferisce così una situazione singolare: «…Se uno s’infila sugli schidioni del cancello, perché è un ladro, e scavalca il cancello per venir dentro a rubare bèh .. i responsabili siamo noi! E dobbiamo chiedergli scusa con il cappello in mano, e liquidargli una pensione vita natural durante, perché si è infilzato lo scroto venendo a rubare…. Ah! Cristo, Cristo…. Che cosa è mai, anche il diritto, il pacco dei diritti!…». E continua: «Era veramente accaduto, anni prima, dentro l’orto d’un villone dei più rugginosi, e pien d’urtiche e lucertole, verso Iglesia, che alcuni giovani alla ruba dei fichi si mettessero come in cordata, una domenica, sopra alle punte del cancello dell’orto: e uno, infilatosi, dopo alcuni giorni ebbe stroncata sua giovinezza dalla sopravvenuta infezione del tetano. Gli inconsolabili genitori, dopo alcuni anni, avevano ottenuto tremila pezzi dagli eredi dei proprietari, (che nelle more di giudizio si erano resi defunti a lor volta)…». In queste frasi ci sta tutto, il giudizio favorevole a chi ha pur sempre tentato di compiere un reato e la lentezza della giustizia civile, già allora occorrevano alcuni anni per ottenere una sentenza, e da quei tempi poco è cambiato, anzi…..

 

Tag:, ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
Mail
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: