Un accademico giustifica espressioni non corrette

Accademia della Crusca: «Scendere il cane» e «Entrare i panni». Presidente precisa, i professori li segnino come errori

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Focus, Top News

L'Accademia della Crusca a Firenze

L’Accademia della Crusca a Firenze

FIRENZE – Un dibattito interessante e un presunto dissidio fra Presidente e un accademico della Crusca ci spinge a riflettere sui finanziamenti concessi a questa antica istituzione. La diatriba verteva su alcune espressioni dialettali, contrarie alla tradizione finora seguita,  usate soprattutto in Meridione. Una nota della Crusca, come riportata da alcuni quotidiani, aveva espresso il parere, che sembrava quello ufficiale dell’istituzione: «Molti lettori ci chiedono se è lecito costruire il verbo sedere con l’oggetto diretto di persona». Così si leggeva su una nota sul sito dell’Accademia che ha generato un vero e proprio dibattito, la cui prima conclusione aveva generato entusiasmi in tutti coloro che usano espressioni come «Scendere il cane», «Entrare i panni», «Siedi il bambino». In voga soprattutto nel Sud.

La spiegazione, a cura di uno degli accademici, Vittorio Coletti, e non del Collegio degli accademici, — risaliva all’11 gennaio — e sembrava lasciare spazio a interpretazioni che potevano finalmente legittimare le espressioni citate. «È lecita allora la costruzione transitiva di sedere? Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell’uso», scriveva. «Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per consigliarla», e poi «Diciamo insomma che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali».

Ma è ammissibile che il parere di un solo accademico rappresenti il parere di tutta l’Accademia? Sembra di no, tanto che  il presidente della Crusca Claudio Marazzini ha dichiarato, precisando e completando il pensiero del suo accademico: «No, su scendere il cane l’Accademia della Crusca non ha cambiato idea», affermando di essersi divertito per il «moto di entusiasmo e dalla grande soddisfazione con cui i parlanti che usano i verbi di moto in modo transitivo hanno visto promuovere un errore tipico a tendenza di interesse, ma non bisogna dimenticare che resta estraneo a un italiano formale sorvegliato e di livello alto». Poi conclude: «Certo non si sono riuniti tutti gli accademici per deliberare, ma su una cosa gli insegnanti devono stare tranquilli: potranno continuare a correggere gli studenti che scrivono esci la sedia». Anche se, almeno nel linguaggio colloquiale, i parlanti dialetti meridionali possono continuare a perpetuare la loro abitudine atavica.

Con tutti i problemi che abbiamo in Italia si deve perdere tempo a discutere di questo? La risposta ai nostri lettori.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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