Solo nel 2018 hanno abbandonato il campo 16.300 unità

Artigianato: dal 2008 perse  165.500 attività, lo certifica una ricerca della Cgia di mestre

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Cultura, Economia

Mestre – Fra le varie ricerche che la Cgia di mestre, attraverso il suo ufficio studi, mette a punto per gli operatori economici, esce adesso un’interessante indagine sull’aftigianato in declino, sull’elenco dei mestieri in via di estinzione che purtroppo è lungo, sono 25 le attività ormai rare.

Trovare un calzolaio, una ricamatrice, un guantaio o uno scalpellino in città è sempre più difficile. E così il casaro,  il cocciaio, il cordaio, il norcino, il materassaio, il maniscalco, il sellaio. Alcune attività sono ormai così rare che non tutti le conoscono: è il caso del castrino, ad esempio, che – spiega la Cgia – è la figura artigianale tipica del mondo mezzadrile con il compito di castrare gli animali; oppure lo scoppetaio (produttore di spazzole e scope, sempre artigianali ovviamente). Ma diventano sempre più difficili da trovare, secondo  l’indagine,  anche barbieri, fotografi,  corniciai,   rilegatori di libri,  mugnai (inteso come macinatore di grano e granaglie),  sarti e seggiolai.

Negli ultimi dieci anni si sono perse  165.500 attività arigianali (-11,3 per cento), un tributo alla crisi e ai tempi che cambiano altissimo.  Solo nel 2018 hanno abbandonato il campo 16.300 unità (-1,2 per cento), una flessione praticamente costante durante tutto il decennio.

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