Sabato 16 febbraio alle 20

Firenze: al Teatro del Maggio Musicale arriva Alpesh Chauhan

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Alpesh-Chauhan (foto Simone Donati / TerraProject-contrasto)

FIRENZE – Per la stagione sinfonica del Maggio Musicale Fiorentino, sabato 16 febbraio al  Teatro del Maggio salirà sul podio il maestro Alpesh Chauhan, direttore Principale della Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, che dirigerà l’Orchestra del Maggio in «Four Dances for Love’s Labour’s Lost» per orchestra op. 167 di  Mario Castelnuovo-Tedesco, «Dances from Powder Her Face» di Thomas Adès, e la sinfonia «Manfred» in si minore op. 58» di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

A lungo conservate in forma manoscritta nell’archivio di famiglia, le «Four Dances for Love’s Labour’s Lost» sono state riscoperte pochi anni or sono dal pianista Alessandro Marangoni, che nel 2012 ne ha curato la revisione e la prima incisione assoluta. Per sfuggire alle persecuzioni razziali Mario Castelnuovo Tedesco si era rifugiato in America, dove dal 1939 aveva iniziato una seconda vita dividendosi tra l’attività di insegnante, compositore e autore di colonne sonore per Hollywood. Le «Four Dances for Love’s Labour’s Lost» risalgono al periodo americano; composte nel 1953, si ispirano a una delle prime commedie di Shakespeare, «Love’s Labour’s Lost». Le prime tre sono ritratti in musica dei personaggi principali – la Sarabanda per il Re di Navarra, la Gavotta per la Principessa di Francia, la Danza spagnola per Don Adriano de Armado – mentre l’ultima, la Danza russa, descrive una baldanzosa festa in maschera. Orchestrate con grande maestria, le Four Dances mettono in luce l’indiscussa versatilità di Castelnuovo-Tedesco, musicista capace di coniugare brillantezza e spettacolarità in puro stile cinematografico a una scrittura elegante e attenta ai colori orchestrali.

Compositore di punta della nuova generazione britannica, Thomas Adès firma nel 1995 l’opera “scandalo” «Powder Her Face». La protagonista dell’opera da camera (quattro cantanti e un organico strumentale di soli quindici strumenti) è Margaret Whigham-Campbell duchessa di Argyll, donna stravagante e spregiudicata per molti anni al centro del gossip inglese, sia per le foto rese note durante il processo di divorzio, che la ritraevano in atteggiamenti compromettenti, sia per la rovinosa caduta in miseria che la condannerà a trascorrere i suoi ultimi giorni in una casa di riposo. Dall’opera da camera è stata estratta nel 2007 una suite per orchestra sinfonica dalla forte carica espressiva: tre brevi flashback, a ritmo di tango, foxtrot e valzer, del mondo gaudente e spietato di cui la duchessa fu protagonista e vittima.

L’irresistibile fascino del mito di Faust contagiò nell’Ottocento artisti, letterati e musicisti; tra loro anche l’eccentrico Lord Byron che nel 1817 pubblicò «Manfred», un poema dalle evidenti radici faustiane. Insoddisfatto della vita e tormentato dal rimorso per l’amore proibito per la sorella, della cui morte è responsabile, Manfred si ritira in estrema solitudine tra le Alpi cercando consolazione nello studio delle scienze occulte; ma tutto si rivela vano e solo la morte potrà placare le sue angosce. Prima di Čajkovskij già Schumann si era cimentato con questo soggetto cupo e drammatico, ma alla proposta dell’amico Balakirev di metterlo in musica il compositore russo non si tirò indietro componendo, tra il 1884 e il 1885, quella da lui stesso inizialmente definita come una delle sue pagine sinfoniche più riuscite, strutturata in quattro quadri riferiti ai momenti clou del poema.

Teatro del Maggio (Piazzale Vittorio Gui, 1)

Sabato 16 febbraio alle 20

Biglietti da 5 a 50 euro in vendita anche sul sito del Maggio

 

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