Le spiegazioni del sindacato

Scuola: maestri inseriti nelle Gae, il sindacato anief continua la lotta. Attesa sentenza della cassazione

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Si è svolta l’udienza in Cassazione per l’annullamento della sentenza dell’adunanza plenaria che ha coinvolto più di 50 mila maestri inseriti nelle Gae, di queste già 10.000 sono stati assunti in ruolo con riserva. Non ancora conosciuto il verdetto che sarà proclamato in seguito. Perché anche dopo la sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali la questione dal punto di vista giudiziario non è chiusa e, infatti, pende ancora questo ricorso in Cassazione.

Anief, il sindacato dei dipendenti della scuola, conferma che presto conosceremo l’esito e preannuncia ricorsi davanti al giudice del lavoro per impugnare tutti i licenziamenti che saranno disposti in esecuzione delle sentenze che nel frattempo saranno pubblicate. Inoltre, pende il procedimento davanti al Consiglio d’Europa dove il sindacato ha proposto un reclamo per far condannare l’Italia per abuso di precariato.

Infatti sostiene Anief che la questione del precariato scolastico non è affatto il risolta dai concorsi riservati: il prossimo anno esploderà in modo devastante.  Anief porrà la questione ancora davanti ai giudici per chiedere anche risarcimenti cospicui rispetto alla abusiva reiterazione dei contratti e, soprattutto, in sede politica e sindacale, dove si pretenderà nei confronti del governo, nei confronti del Parlamento, una soluzione. Soprattutto, una soluzione nei confronti dei molti insegnanti che già erano stati inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae), rispetto ai quali non è possibile pensare a un licenziamento di massa e una estromissione dal sistema pubblico di istruzione.

Il sindacato non si è mai rassegnato rispetto all’epilogo dell’adunanza plenaria e continua a opporsi con tutti i mezzi che l’ordinamento giudiziario consente, e soprattutto invoca la partecipazione degli stessi insegnanti per resistere rispetto a quella che si configura come un’ingiustizia storica.

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