Lo hanno lanciato le Organizzazioni internazionali

Libia: nuovo allarme per i migranti nei centri di detenzione. Oim: Occorre realizzare corridoi umanitari

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Nuovo allarme umanitario per i migranti bloccati nei centri di detenzione a Tripoli, sulla linea del fronte. Lo hanno rilanciato l’Onu, l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e le Ong impegnate su terreno. L’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, ha ribadito che il conflitto provocherà nuove partenze perché i centri sono stati abbandonati dai miliziani andati a combattere e i profughi in cella hanno bisogno di tutti i servizi essenziali.

Secondo il portavoce dell’Oim per il Mediterraneo, Flavio Di Giacomo, «ci sono al momento meno di 3mila migranti nei centri di detenzione vicini ai luoghi sotto attacco e siamo chiaramente preoccupati. Sarebbe necessario farli uscire dai centri affinché possano essere messi sotto protezione». Nonostante gli scontri armati, l’Oim è riuscita a far uscire rispettivamente 188 e 136 persone con il programma di Ritorno volontario umanitario. Nel contesto attuale si tratta di un’evacuazione di fatto che ha permesso di mettere in sicurezza persone in pericolo nell’area di Tripoli. Tutti i migranti erano originari dell’Africa occidentale.

Lunedì l’Acnur ha ricollocato altri 150 rifugiati detenuti ad Abu Selim, a sud di Tripoli, per lo più donne e bambini portati nella struttura di accoglienza dell’organizzazione, che si trova nel centro della capitale libica, al riparo dalle ostilità. E’ stata la seconda operazione di trasferimento in due settimane. La settimana scorsa altre 150 persone erano state spostate dalla galera di Ain Zara al Gdf, che al momento ospita oltre 400 persone ed è pieno. I team medici di Msf stanno anche fornendo kit per l’igiene in diversi rifugi per le famiglie libiche sfollate e hanno donato kit per feriti di guerra a due ospedali, uno a Tripoli e uno a sud della città.

Restano circa 2.700 rifugiati e migranti nei centri dell’area dei combattimenti a rischio della vita. Oltre a quelli rimasti ad Abu Selim, le altre prigioni sulla linea del fuoco, in situazione di pericolo, sono Qasr Bin Ghasheer, Al Sabaa e Tagiura. L’Acnur ha tentato di trasferire tutti i 728 detenuti di Qasr Bin Ghasheer nel più sicuro centro di Zintan. Ma i rifugiati eritrei detenuti da tempo hanno chiesto aiuto e inscenato una protesta per venire trasferiti fuori dalla Libia.

Si tratta veramente di una situazione che le autorità internazionali e l’Europa debbono gestire con la massima celerità, cercando di ripartire i profughi in vari centri e Paesi attraverso i corridoi umanitari, che per la Siria hanno ben funzionato. Non lasciando alle Ong che imperversano (adesso meno) nel Mediterraneo la possibilità di dettare legge sul luogo dove questi disperati debbono essere trasferiti, se no ovviamente li ritroveremo tutti in Italia, in spregio alle direttive di Salvini. Visto che questa sembra essere la principale funzione delle Ong, anche se adesso solo Mediterranea e la sua nave Mare Jonio incrociano nel Mare Nostrum.

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Ezzelino da Montepulico

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