Il Miur preannuncia ricorso

Concorso dirigenti scolastici: il tar del Lazio annulla le prove scritte, tutto da rifare

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Politica, Top News

ROMA – Le prove scritte del concorso DS sono state annullate. La tanto attesa sentenza del TAR è arrivata a segnare una svolta. Di conseguenza tutti e 9 mila i candidati che avevano superato la preselezione dovranno ripetere la prova scritta del concorso. Il Miur quasi certamente impugnerà la sentenza davanti al Consiglio di Stato per non compromettere le nomine dei vincitori attese per il 1° settembre, evitando, in tal modo, una situazione molto critica nelle scuole a causa dell’aumento insostenibile delle reggenze.

Peccato soprattutto per i 2.900 nuovi presidi pronti a prendere servizio dal prossimo settembre: il concorso era pressoché al traguardo, soltanto due commissioni non avevano ancora finito gli orali, quando ieri sera sull’intero procedimento iniziato la primavera scorsa si è abbattuta la scure del Tar del Lazio. Tutto da rifare, hanno scritto nella sentenza i giudici della sezione terza-bis. Il ministero dell’Istruzione ha annunciato immediatamente ricorso al Consiglio di Stato e chiederà la sospensione della decisione del Tar per portare comunque a settembre i nuovi dirigenti nelle scuole: dopo rinvii e ritardi. Finalmente il concorso avrebbe dovuto coprire buchi di organico in un sistema scolastico in cui le reggenze sono già più di duemila.

Ma il concorso risulta irregolare secondo i giudici romani e va annullato. Lo ha scritto Giuseppe Sapone nella sentenza: c’era un po’ di tutto nelle richieste dei ricorrenti, dal fatto che in Sardegna le prove scritte si erano svolte in ritardo per via del maltempo ai dubbi sulla procedura informatica e sui quesiti stessi. Tutte infondate secondo il Tar tranne una: la commissione tecnica che ha definito il 25 gennaio scorso criteri di valutazione e i punteggi, riunita in plenaria assieme alle sottocommissioni, era composta tra l’altro da tre membri incompatibili. Due, scrivono i giudici, perché avevano svolto nei mesi precedenti dei corsi di preparazione al concorso, che è una causa di incompatibilità perché potrebbe avvantaggiare chi ha seguito il corso tenuto dal commissario. In più tra di loro c’era anche Angelo Francesco Marcucci, che è sindaco di Alvignano in provincia di Caserta e questo ruolo pubblico lo rende incompatibile con la selezione di dipendenti statali.

Ci vorrà qualche settimana per capire che cosa può succedere, se il ricorso del Miur permetterà di completare comunque l’iter del concorso o se sarà davvero tutto da rifare: c’è già chi dice che in questo caso — come è avvenuto in passato per altri concorsi per insegnanti — si troverà una soluzione o una sanatoria, ma è ancora difficile vederne i contorni. A presentarsi al concorso erano stati 38 mila professori ed era stato necessario procedere alla prova preselettiva. Agli scritti veri e propri sono arrivati in 8.700 e all’orale poco meno di tremila. Rispetto al bando dello scorso anno il Miur aveva allargato del 20 per cento i posti, passando da 2.324 a 2.900. I motivi sono diversi: sicuramente la carenza ormai cronica di dirigenti che avrebbe imposto di indire un nuovo concorso già entro un paio d’anni. Ma certamente anche per evitare i ricorsi dei bocciati. Al ministero, però, non avevano previsto irregolarità già nelle prime fasi della procedura. La parola ora è di nuovo ai giudici: «La censura del Tar è a nostro avviso infondata, non sussistono i presupposti di incompatibilità», ripetono al Miur. Ma il tempo stringe ed è a questo punto probabile che l’anno scolastico 2019-2020 cominci di nuovo in emergenza.

 

Tag:, ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
Mail
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: