Ultimo board per il presidente uscente

Bce: tassi sempre fermi a zero. Draghi: «Rischi al ribasso per l’economia»

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia

Mario Draghi

FRANCOFORTE – Era l’ultimo board per il presidente uscente, Mario Draghi. Che lascia al successore, Christine Lagarde.  La Banca Centrale Europea, tuttavia, ha lasciato i tassi d’interesse invariati: il tasso principale resta fermo allo zero, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%. Lo comunica la Bce. Come deciso nella scorsa riunione del Consiglio direttivo, tenuta a settembre, gli acquisti netti riprenderanno nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) del Consiglio direttivo a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro a partire dal primo novembre. Lo scrive la Bce nella nota che fa seguito alle decisioni di politica monetaria aggiungendo che il Consiglio direttivo si attende che gli acquisti proseguiranno finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e che termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di riferimento della Bce.

La Banca centrale europea resta pronta a modificare tutti i suoi strumenti monetari per far risalire l’inflazione, e ritiene che sia necessaria una “posizione altamente accomodante” ancora a lungo, di fronte ai rischi per la crescita e lo scenario inflazionistico. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi durante la sua ultima conferenza stampa dopo otto anni alla guida dell’Eurotower. Per lo scenario economico dell’Eurozona, avverte Draghi, i rischi restano al ribasso. «Di fronte alle prospettive indebolite e alla prevalenza di rischi al ribasso, i governi che hanno spazio di manovra di bilancio devono agire in modo efficace e tempestivo»: così Draghi, tornando a spingere per una politica più espansiva da parte di Paesi come la Germania. Il presidente della Bce ha nuovamente invitato i Paesi ad alto debito a una politica prudente. «Il rischio principale è un downturn (recessione) dell’economia, che sia globale o dell’Eurozona».

 

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Ernesto Giusti

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