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Morte di Al-Baghgadi come un film: il raid, le mutande, il cane eroe

Ho pensato al mio regista-mito, John Ford, quando ho cercato di mettere insieme il racconto, con lati spettacolari ma anche misteriosi, sulla morte del Califfo nero, Abu Bakr al-Baghdadi. Un racconto somigliante al copione di un kolossal americano. Solo che qui la sceneggiatura non è da Oscar: la firma Donald Trump. Che non trascura il mistero della sepoltura, un cane eroe e un paio di mutande. Insieme a nuovi dettagli che continuano ad emergere sul raid dei commando della Delta Force in cui ha visto la fine Al-Baghdadi.

Scena iniziale: l’arrivo dall’alto delle forze speciali, armate fino ai denti. Poi la caccia all’uomo nel tunnel della sua ultima fuga. Il gesto estremo di al-Baghdadi, che si fa esplodere insieme ai suoi tre figli. L’identificazione e poi l’annuncio del jackpot, ovvero della morte del terrorista. Con il fiorire di dubbi, domande irrisolte e misteri che s’insinuano in una trama apparentemente perfetta. A partire dall’identificazione di al-Baghdadi. I test sono stati condotti sul posto, attraverso un lettore di Dna portatile, da tecnici che hanno accompagnato le forze speciali, le quali avrebbero confrontato alcuni campioni del Dna di Baghdadi che avevano con loro con frammenti prelevati dalla biancheria intima del Califfo.

«Nostre fonti hanno portato le mutande di  Al-Baghdadi per condurre un test del Dna e assicurare che la persona in questione fosse lo stesso Al-Baghdadi», ha spiegato con involontaria ironia, su Twitter, Polat Can delle Forze democratiche siriane (Fds). Chiarito il mistero dell’identificazione, restano altre questioni. E’ vero, come ha detto Trump, che Al-Baghdadi è morto piangendo? Il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper, non ha confermato la versione cinematografica del Presidente. «Non ho questi dettagli», ha detto alla Abc, aggiungendo che «probabilmente Trump ha avuto l’opportunità di parlare con i militari sul terreno». C’è poi il nodo della sepoltura. Due fonti della Difesa americana hanno spiegato che i resti del corpo del Califfo sono stati sparsi in mare, dopo un rito islamico. Analogo trattamento era stato riservato, otto anni prima, a Osama Bin Laden, ucciso in un’operazione delle forze speciali americane in Pakistan ed il cui corpo venne gettato in mare. Certezze, in entrambi, i casi non ce ne sono.

Ogni film americano che si rispetti poi non può comunque mancare del lieto fine. Trump ha dato la notizia di un meraviglioso cane ferito durante il blitz dall’esplosione di una granata, twittandone una foto. Anche qui le domande sull’animale sono fioccate. Qual è il suo nome? La razza? E’ maschio o femmina? E, soprattutto, è sopravvissuto? Grazie a Newsweek ne sappiamo di più: si chiama Conan, nome ispirato al comico Conan O’Brien (che negli anni scorsi ha condotto tra l’altro The tonight show al posto di Jay Leno) e non al barbaro, ed è una femmina (anche se ha un nome maschile) di pastore belga. E, infine, si sa che Conan sta bene ed è già tornato in servizio. Ciak, si gira.


Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post Scrivi al Direttore

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