La proposta della Merkel

Germania propone modifiche al regolamento di Dublino, ma sempre a suo vantaggio

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Carola Rackete

In questi giorni ai rappresentanti di tutti i governi europei è arrivata una proposta considerata (a torto) innovativa che pretenderebbe di rivoluzionare il regolamento di Dublino, contestato dall’Italia, che insieme alla Grecia ne è la prima vittima. L’ha predisposta il governo tedesco,  un  «non-paper» di quattro pagine – visionato da «La Stampa», che ne riferisce in proposito.  Introduce principi quali l’abolizione del principio del Paese di primo ingresso, quote predefinite e obbligatorie per tutti gli Stati membri, responsabilità chiare per evitare movimenti secondari, redistribuzione automatica non solo dei richiedenti asilo, ma anche dei migranti da rimpatriare. Ma c’è molto fumo negli occhi e poca sostanza, visto che lo Stato proponente è quello che ha meno interesse alla riforma.

I ministri dell’Interno dei 28 si riuniranno il prossimo 2 dicembre a Bruxelles, ma con ogni probabilità non ne discuteranno perché gli Stati probabilmente lasceranno compiere il primo passo alla Commissione. La Presidente Ursula von der Leyen metterà sul tavolo per riscrivere le regole del sistema d’asilo Ue le linee guida tracciate dalla sua sostenitrice, Angela Merkel.

Occorre cambiare Dublino perché l’onere dell’accoglienza non è distribuito equamente tra gli Stati, non c’è solidarietà e continuano i movimenti secondari. Il nuovo sistema dovrebbe eliminare le disparità tra i Paesi dovute alla loro posizione geografica: ogni Stato membro deve essere responsabile di una determinata «quota equa» di richiedenti asilo definita in base a «popolazione e Prodotto interno lordo».

Ma i primi adempimenti anche il nuovo regolamento li scarica sui paesi di confine: «l’esame iniziale della richiesta d’asilo alla frontiera esterna». Appena arrivati va fatta una primissima valutazione dei migranti, ma gli  Stati non saranno oli, avranno il supporto della nuova Agenzia Ue per l’Asilo per completare le procedure «entro poche settimane». In questo lasso di tempo i migranti possono essere sottoposti a una «limitazione della loro libertà di movimento». In caso di «manifesta inammissibilità della domanda», il migrante va rimpatriato subito (con l’aiuto di Frontex).

Diversamente sarà l’Agenzia per l’Asilo a farsi carico della decisione, a quale Stato assegnare il migrante: da quel momento il Paese sarà responsabile «per sempre» di quella persona, dovrà farsi carico della domanda d’asilo e, in caso di bocciatura, occuparsi del rimpatrio. Nel caso in cui il migrante si trasferisse illegalmente in un altro Paese Ue (movimento secondario), la responsabilità sarebbe solo del Paese a cui è stato assegnato, che avrebbe così l’obbligo di riprenderselo. Questo è un punto caro alla cancelliera Merkel, che proprio sulla base di questo principio di Dublino ci restituisce carrettate di migranti. E ovviamente secondo la germania il principio resta. L’Italia perciò dovrà subire l’ennesima fregatura tedesca.

L’elemento di svolta, che punta a convincere gli Stati contrari alle quote, è la redistribuzione di chi non ha diritto all’asilo. «L’onere dei rimpatri – spiega il documento – può anche essere preso in considerazione nell’ambito dell’equa distribuzione delle responsabilità tra gli Stati, per esempio deducendo il numero dei rimpatri dalla quota-Paese». Se a un Paese spettano 100 richiedenti asilo, questo potrebbe decidere di accoglierne solo 20 e accettarne però 80 che non hanno diritto all’asilo, accollandosi l’onere di rimpatriarli. Ovviamente resterebbe responsabile nel caso in cui quei migranti – prima del rimpatrio – si trasferissero illegalmente in un altro Stato Ue.

Non è certo un meccanismo facile e l’impressione è che si voglia far finta di cambiare per far restare le cose come stanno, con indubbio vantaggio di Francia, germania e Paesi del Nord. E con il rinnovato sacrificio di Italia, Grecia e, in parte, Spagna. La Merkel continua a dettare legge, stavolta per interposta Von der Leyen.

Ma non è storia recente, fin dall’inizio anche qualche padre fondatore aveva previsto quest’andazzo dell’Unione europea. Siamo stati espropriati della nostra sovranità a nostra insaputa. Del resto questa è la vera strategia perseguita dagli architetti dell’Unione Europea. Il concetto fu espresso chiaramente da Jean Monnet, uno dei demiurghi delle istituzioni europee, nel 1952. Egli disse: «Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica». Sentendo queste parole Charles de Gaulle replicò che Monnet voleva creare delle «mostruosìtà sovranazionali».

Ma nel tempo è proprio il disegno tecnocratico di Monnet che ha prevalso. Tanto che oggi assistiamo alla mostruosità sovranazionale su cui molti popoli d’Europa cominciano ad aprire gli occhi, manifestando la loro insofferenza.

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Ezzelino da Montepulico

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