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Canti partigiani e sacerdoti, non è certo una novità di oggi. Accadeva anche in passato

Vicofaro

ROMA- È ancora viva l’eco delle polemiche che hanno coinvolto alcune dichiarazioni di papa Bergoglio, ma soprattutto comportamenti per così dire irrituali di sacerdoti in piazze e, quel che più sconcerta, in chiesa. Rileggere testimonianze del passato riserva qualche sorpresa: nulla di nuovo sotto il sole. Nino Badano, in un articolo intitolato Le Acli e la verifica del comunismo, uscito in Studi Sociali n ° 18 del settembre 1969, prefigurava quel che sarebbe accaduto anni dopo in Italia nei tempi eclettici di Papa Bergoglio e don Biancalani.

A proposito dei fautori di un’alleanza tra cattolici e comunisti, Badano affermava: «ancora non lo sanno, come è la SOCIETA’ NUOVA che i comunisti hanno realizzato dove sono al potere da cinquanta o da venticinque anni; non sanno, non vedono come siano liberi, giusti e invidiabili quegli ordinamenti; come felici siano i popoli che ne fanno l’esperienza. Le migliaia di operai arrestati in Cecoslovacchia; le testimonianze drammatiche degli scrittori russi che descrivono le condizioni disumane del popolo sotto un regime poliziesco poco cambiato dai tempi di Stalin; le condanne per reati d’opinione, il carcere, le deportazioni, le torture di cui sono vittime gli intellettuali che osano criticare errori e inganni del regime, non contano».

L’alleanza col Pci, afferma Badano, «può essere proposta soltanto da chi vuole la fine di un equilibrio fondato sulla libertà , e vuole portare l’Italia sulla via delle fallimentari esperienze del collettivismo marxista. È il caso della canzoncina che un prete in allegria avrebbe insegnato, a quanto sembra, in un convegno aclista provinciale; una canzone gentile, che promette di ‘fare con la pelle dei monsignori le scarpe dei lavoratori’, e ‘con la barba dei cappuccini le scope per gli spazzini» (ma era più nota la variante che ne voleva fare pennelli per gli imbianchini).

Visti i tempi, questa canzoncina potrebbe tornare in auge e forse entrare nella liturgia creativa cara a certi parroci che finora si sono limitati a far cantare Bella Ciao dai propri fedeli dopo la celebrazione della messa. Ben pochi, a questo punto, si meraviglierebbero più di tanto, se persino i riti pagani degli indigeni amazzonici invadono i giardini vaticani e sono fraternamente accolti nelle chiese dell’Urbe, capitale della cristianità.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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