La discussione inizierà dal 2020

Pensioni, governo e sindacati discutono già del superamento di Quota 100

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il futuro delle pensioni, soprattutto quelle dei giovani, preoccupa Governo e sindacati. Il problema principale e più attuale è quello dell’uscita dal meccanismo di Quota 100 dopo il 2021, per il quale si prospetta un meccanismo di pensionamento flessibile.

La messa a punto degli ultimi dettagli della manovra per il prossimo anno dimostra che il meccanismo di rivalutazione degli assegni non subirà ulteriori modifiche, a parte il mini-ritocco (dal 97% al 100% dell’adeguamento all’inflazione) per i trattamenti compresi all’incirca tra i 1.500 e i 2.000 euro lordi al mese. Il governo, impegnato a cancellare o quanto meno ridurre i vari tributi risultati indigesti, ha preso atto che non ci sono altre risorse da destinare al potenziamento della perequazione: dunque per i pensionati scatterà il meccanismo per fasce di reddito già attuato quest’anno, che si applicherà verosimilmente ad un tasso di inflazione inferiore al punto percentuale.

Per Quota 100 si discute fra governo e sindacati, che chiedono l’adeguamento dei trattamenti pensionistici delle giovani generazioni. Problema che in un certo senso non è strettamente previdenziale ma ha a che fare piuttosto con i difetti di un mercato del lavoro che non garantisce carriere stabili e continue.

La pensione di garanzia di cui si discute da tempo consisterebbe essenzialmente in una forma di integrazione al minimo, non prevista nel sistema contributivo: un meccanismo potenzialmente oneroso per i conti pubblici anche se in un arco di tempo lungo. Ma soprattutto c’è da decidere come uscire da Quota 100 dopo il 2021. La norma è stata introdotta in via sperimentale per tre anni ma a legislazione vigente terminerebbe in modo brusco, costringendo chi non ha centrato il doppio requisito magari per poco ad attendere anni prima della pensione di vecchiaia (a 67 anni) o di quella anticipata (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne). Per evitare questo scalone, simile a quelli che hanno creato problemi in passato,  servirebbe qualche forma di flessibilità in uscita.  Ed è proprio su questo punto che s’incentrerà la discussione già fin dai primi mesi del 2020.

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