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Coronavirus: isolamento italiani in Cina. Alberti (Lega) attacca Rossi, allarme preso sottogamba

Enrico Rossi

FIRENZE – «Le misure restrittive decise dalla Cina dimostrano ancora una vota la visione inadeguata che hanno avuto i nostri governanti nei primi mesi dell’anno. Se avessero avuto il coraggio di mettere in quarantena tutti coloro che arrivavano dalla Cina già a gennaio, subito dopo il lancio dell’allarme da parte delle autorità sanitarie cinesi, forse questi focolai che stanno mettendo in ginocchio l’Europa si sarebbero evitati».

Lo afferma il consigliere regionale toscano Jacopo Alberti (Lega), commentando la notizia che la Repubblica Popolare cinese ha deciso di mettere in isolamento chiunque arrivi da Paesi stranieri, compresa l’Italia. «Se è vero, come sostengono illustri virologi e epidemiologi, che il virus era già in circolazione prima della chiusura dei voli, è evidente che le decisioni sono state prese in ritardo, e l’allarme è stato preso sottogamba. Era gennaio, si vede che Pd e Movimento 5 stelle, che sono al Governo di questo Paese, erano troppo impegnati con la campagna elettorale delle regionali per prendere decisioni tempestive», aggiunge Alberti.

«Ora la gravità della situazione è chiara a tutti: la salute pubblica è stata messa a repentaglio da decisioni tardive, il servizio sanitario è al collasso, l’economia è in crisi per le disdette. Qualcuno dovrà prendersi le responsabilità di una simile disfatta per il Paese. Oggi sembra una barzelletta leggere che la Cina mette in quarantena gli stranieri. Quando i governatori di Veneto e Lombardia chiedevano la quarantena, furono tacciati di razzismo, quando la Lega ha proposto la quarantena per chiunque rientrava in Toscana dalla Cina, è stata attaccata da chi minimizzava il problema, fior fiore di virologi sono stati messi alla berlina per aver criticato le decisioni della Regione Toscana. Oggi lo schiaffo morale definitivo a Rossi e all’Italia. Adesso mi aspetto – conclude Alberti – che il governatore Rossi scriva un post per accusare di essere male informati, in malafede e fascioleghisti’ anche i governanti della Repubblica Popolare cinese»

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