Un compromesso con il Mes

Eurogruppo e coronavirus: soldi solo per le medicine. E rischio Trojka se i conti non tornano

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento, Politica, Top News

Unione Europea,I corrispondenti da Bruxelles parlano di compromesso nell’Eurogruppo, ma riferiscono che gli olandesi, alla fine, risultano soddisfatti. E questo già suona come un campanello d’allarme. Se il signor Rutte, dopo giornate di battaglie contro l’Italia, è contento del risultato da sottoporre al Parlamento olandese che giusto nelle ultime ore aveva votato contro gli eurobond, significa che l’entusiasmo di Gentiloni e Sassoli, italiani che contano nell’Ue, non sembra del tutto giustificato. E nemmeno l’ottimismo francese può servire a rasserenarci: Macron ha solo cercato di mediare fra fra Italia e Germania, strizzando però l’occhio alla Merkel, con la quale aveva trovato l’intesa già da qualche giorno.

Bisognerà aspettare, certo, per capire fino in fondo che cosa c’è, realmente, nel vaso di Pandora dell’Unione Europea. Ma i primi due elementi che emergono sono francamente scoraggianti. Numero uno: per accedere alla linea di credito del Mes occorre impegnarsi a usare quei soldi esclusivamente per le spese mediche. Significa che possiamo comprare medicine per curarci e magari per il vaccino contro il micidiale Covid-19, ma guai se vogliamo pensare d’investire sulla ripresa economica, cioè per rilanciare un Paese che era già a pezzi prima dell’emergenza coronavirus e che ora, dopo settimane e settimane di misure restrittive, in sostanza di paralisi pressochè totale dell’attività economica, rischia di ritrovarsi semidistrutto. E bisognoso di un’iniezione di fiducia o di una spinta come quella che seppe dare, nel dopoguerra, il piano Marshall. Oggi non c’è Marshall, non ci sono gli americani. Ma solo degli alleati europei egoisti che non sanno che cosa significhi un piano solidale dopo una catastrofe con quasi ventimila morti, che un governo diciamo poco esperto (per usare un eufemismo)  non ha saputo affrontare in tempo.

Ma vediamo il secondo elemento, che preoccupa davvero tanto, fino a far temere che quei soldi in arrivo dall’Europa dovranno essere ripagati a carissimo prezzo e addirittura con il rischio commissariamento. Perchè? Nell’accordo si legge che la linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità. Ed ecco che si paventa la Trojka. Che cos’è? Semplice: nell’ambito della politica dell’Unione europea, rappresenta, secondo quanto riportato nel sito del Parlamento europeo, l’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i Paesi, ed è costituita da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale. Il rischio è che arrivi e decida, com’è capitato alla Grecia, la politica finanziaria nazionale. Con tanto di tagli drastici e tasse insopportabili.

L’augurio, naturalmente, è che possa andare diversamente. E che la lettura di queste ore possa rivelarsi affrettata e pessimista. Ma resta, in ogni caso, l’impressione di un’Europa incapace di aiutare quei Paesi (la Spagna, insieme all’Italia, e anche la furbastra Francia) messi in ginocchio da una pandemia devastante dal punto di vista sanitario e da quello economico. Un’Europa assai diversa da quella che avevano sognato Ernesto Rossi e Altiero Spinelli confinati, nei primi anni Quaranta, a Ventotene, ma anche da quella che ci facevano disegnare, fra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, sui banchi delle elementari e delle medie con i temini che teorizzavano un Parlameno solo capace di soddisfare gli interessi di tutti. Invece i parlamenti sono sempre tanti: e trasudano egoismo. Magari dai banchi dell’Eurogruppo sarebbe stato utile ricordare agli olandesi che si sono fatti la politica fiscale su misura, diventando un paradiso per chi vuol pagare meno tasse. E ai tedeschi bastava ricordare gli aiuti immensi ottenuti nel dopoguerra, per farli risollevare dalle macerie vere e non soltanto dal nazismo. Eppoi negli anni novanta, quando il simpatico Helmut Khol venne a chiedere aiuto a tutti (memorabile una sua visita a Firenze per incontrare Giuliano Amato, allora presidente del consiglio) per portare a termine la riunificazione tedesca. Si potevano citare questi esempi per evitare di far la figura dei soliti poveracci con la mano tesa. Ora costretti a rimboccarsi le maniche e a ripartire. Verso un’altra faticosa, difficile e complicata ricostruzione.

 

 

 

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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