Le celebrazioni in tono minore

Festa della Polizia e coronavirus: si celebra senza sfilate, il messaggio di Gabrielli (video)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Eventi

ROMA – In tempi di coronavirus e di restrizioni anche la festa della Polizia si celebra senza sfilate. Un esempio per tutti quegli esponenti della sinistra che vorrebbero un’eccezione alle restrizioni per il 25 aprile.

Il video istituzionale per l’occasione:

Gabrielli: «Grazie a chi applaude le volanti Dobbiamo essere un punto di riferimento. È una festa senza premiazioni e sfilate. Oggi cl sarà solo la deposizione di una corona al caduti presso il sacrario della Polizia alla presenza della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e del capo della Polizia Franco Gabrielli. Ma nel 168esimo anniversario della fondazione, Gabrielli si rivolge così ai 99 mila uomini che indossano la divisa..Oggi più che mai dobbiamo essere un punto di riferimento, rigorosi AI vertice nel far rispettare le leggi ma primariamente interpreti Franco del disagio e dello smarrimento dei cittadini:, Paura è Gabrielli, 60 il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra anni, capo ignoranza della minaccia». II capo della Polizia rivolge della Polizia un pensiero ai colleghi colpiti dal virus e ringrazia la dal 29 aprile popolazione degli applausi e dei ringraziamenti che 2016 Spesso salutano il passaggio delle volanti. Anche nei `quartieri più popolari dove, come accaduto a Palermo, con 9 mila euro raccolti tra i poliziotti, sono stati donati 400 buoni spesa alle famiglie bisognose. ,Qualche dato:12 milioni il valore dei beni confiscati nel 2019, 45 i latitanti catturati, 894 gli arresti per mafia, 2.800 i chili di droga sequestrati».

Ed ecco il messaggio completo di Gabrielli pubblicato sul Messaggero di oggi: «Ci sarebbe piaciuto celebrare il 168′ Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato con un altro spirito e con altre modalità. Avremmo voluto festeggiarlo nelle piazze delle nostre città, tra i nostri concittadini che sono, come dico spesso, la ragione stessa della nostra presenza. Ma proprio la salvaguardia della salute delle nostre comunità e di noi stessi impone quest’anno di celebrare l’Anniversario della nostra Fondazione unicamente in forma simbolica, con la sola deposizione di una corona in memoria dei nostri caduti, che hanno sacrificato la vita perla sicurezza della nostra collettività. Più che un festeggiamento, dunque, un momento di riflessione. Sul ruolo che oggi siamo chiamati ad interpretare. Perché oggi più che mai dobbiamo essere un punto di riferimento per le nostre comunità. Rigorosi nel far rispettare le leggi, dobbiamo oggi però essere primariamente interpreti del disagio e dello smarrimento che stanno attraversando i nostri cittadini, per essere al loro fianco. Questa pandemia non ha diffuso solo un virus insidioso ma anche un senso di disorientamento. Il sociologo Zygmunt Bauman scriveva che “La paura più temibile è la paura diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo odi una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, odi ciò che c’è da fare”. Ecco dunque oggi cosa siamo chiamati ad essere: compagni al fianco dei nostri concittadini in quella che si preannuncia una maratona, con lunghe salite. E le nostre comunità hanno capito questo impegno. Ho visto sui social network più di un filmato in cui dai balconi e dalle finestre delle abitazioni si applaude e si saluta al passaggio di una volante, consapevoli che quando tutti stanno a casa noi siamo perle strade, a rischio della nostra stessa incolumità. Questo è il nostro Dna, la nostra natura più profonda: l’attività di soccorso e assistenza alla nostra popolazione. Lo dice il nostro stesso simbolo araldico. il motivo delle due fiaccole fiammeggianti che si incrociano, si riferisce proprio a questa funzione tipica dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Ma questa opera di vicinanza e assistenza questa volta deve essere rivolta anche al nostro interno. Molti tra le nostre donne ed i nostri uomini, o i loro familiari, sono stati colpiti da questo virus. Ed allora questo è il momento di prestare particolare cura anche al collega con il qua le condividiamo l’ufficio o il turno di servizio. Questa situazione mai vissuta prima deve costituire dunque l’occasione per rinsaldare il nostro spirito di corpo, abitualmente distratto in un tempo che pretende tutto e subito. Ecco dunque cosa celebriamo oggi. La certezza di essere parte di una comunità che ci lega tutti. Con questa consapevolezza vi ringrazio per quello che avete sin ora fatto e per quello che farete, dandovi appuntamento, quando tutto questo sarà passato, alle prossime celebrazioni di nuovo nelle nostre piazze, tra i nostri cittadini».

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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