Le reazioni dei musulmani italiani

Silvia Romano convertita all’islam: i commenti degli imam italiani

ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA – «Mi sono convertita all’Islam, è stata una mia libera scelta». A quanto si apprende lo ha detto Silvia Romano
agli 007 dell’Intelligence italiana, spiegando di essere stata”trattata bene” dai suoi sequestratori e di non aver subito violenze nei 15 lunghi mesi di prigionia trascorsi nelle mani dei jihadisti di Al Shabab in Somalia. La cooperante ha anche spiegato di non essere stata costretta al matrimonio, smentendo le voci che si erano diffuse nei mesi scorsi. La conferma anche da fonti somale. Nei mesi scorsi si erano già diffuse indiscrezioni, sempre smentite dagli 007 italiani, sul fatto che la giovane italiana avrebbe sposato uno dei suoi carcerieri con un rito di religione islamica, e non si
esclude che la conversione sia dovuta alle pressioni dei rapitori e alle difficili condizioni fisiche e psicologiche vissute dalla cooperante nei 15 mesi di prigionia nei quali è stata ostaggio dei jihadisti.
Fonti somale contattate dall’Adnkronos confermano la conversione della volontaria, riferendo che potrebbe essere questa la ragione della “prudenza” usata dalla giovane nel rispondere alle domande degli investigatori locali al momento della liberazione. Silvia Romano, che era vestita all’islamica quando è stata prelevata sulla strada
Afgoye-Mogadiscio dagli 007 somali e turchi, a quanto spiegano le stesse fonti, sarebbe stata infatti molto cauta, non fornendo indicazioni utili sui suoi sequestratori, secondo quanto riferito dalle fonti di Mogadiscio.

L’imam di Milano Yahya Pallavicini è pronto a incontrare Silvia Romano se lei lo desiderasse, una volta tornata a casa, nella sua città. “Sono disponibile e contento di accoglierla sia come cittadina italiana e eventualmente come credente, se avesse bisogno di approfondimenti e orientamenti”, dice l’imam all’Adnkronos a proposito della cooperante, che ha deciso di convertirsi all’Islam dopo una prigionia di un anno e mezzo.
Di questa conversione, “in tutta onestà ne sappiamo ancora poco, quello che posso dire è che in una situazione di travaglio come quella che lei ha dovuto vivere, la riscoperta di una fede può essere un sostegno”. Certo, “poteva anche essere quella d’origine, non doveva necessariamente cambiarla, ma i movimenti dell’animo umano sono un
mistero”, ammette l’imam. Ad ogni modo, sottolinea, “se ha avuto una sensibilità, profonda, consapevole e onesta che l’ha avvicinata alla religione islamica, allora soltanto grande rispetto”. Se invece la conversione “non è consapevole né onesta, allora ci dispiacerebbe”.

“Apprendiamo con grande soddisfazione la sua liberazione. Da sempre condanniamo questi atti vili che nulla
hanno a che vedere con la nostra cultura. Ci auguriamo che Silvia riprenda la sua vita di sempre dedicata al prossimo e che possa superare al meglio i difficilissimi momenti vissuti”. Lo afferma all’Adnkronos l’Imam di Catania e Presidente della Comunità islamica siciliana, Abdelhafid Kheit, in merito alla liberazione di Silvia Romano.
“Riguardo la sua conversione musulmana – aggiunge l’Imam- ritengo che quella della fede sia una scelta personale che rispecchia le sue convinzioni confermando il massimo rispetto che si deve avere sul principio della libertà religiosa di ogni persona”.

“La liberazione di Silvia Romano è la notizia più bella, la sensazione più grande è che una cooperante e volontaria, che vuole bene all’umanità, sia stata liberata da questi assassini senza scrupoli che agiscono contro ogni principio. Il fatto che abbia scelto volontariamente l’Islam ci fa piacere, siamo convinti che l’adesione ad una religione debba essere libera e senza costrizioni e incentiviamo per questo il dialogo tra le religioni, perché ci sia un rispetto reciproco”. Lo dice all’Adnkronos Salah Husein, imam della comunità islamica genovese e direttore del centro
culturale islamico di Genova. “Noi come musulmani – prosegue – siamo stati vittime di molti pregiudizi ma ogni qual volta qualcuno ci ha conosciuti più da vicino ha capito che il terrorismo non fa parte della nostra religione. Il
dialogo è lo strumento principe del rispetto”.

 

 

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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