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Lamorgese: regolarizziamo circa 200.000 lavoratori in nero, permesso di 6 mesi

ROMA – Il ministro Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera, anticipa che la regolarizzazione approvata dal governo interesserà circa 200.000 lavoratori in nero. La sospensione dei procedimenti penali per il datore di lavoro è stata esclusa, senza eccezione alcuna, per i reati più gravi, come quelli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di tratta finalizzata alla prostituzione e allo sfruttamento dei minori, di riduzione o mantenimento in schiavitù, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Inoltre non può essere ammesso alla regolarizzazione il lavoratore straniero verso cui sia stato emesso un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, o sia stato condannato per reati contro la libertà personale, droga e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

REGOLARIZZAZIONE – Per braccianti, colf e badanti il permesso sarà di 6 mesi. I datori di lavoro potranno far emergere dal lavoro nero sia italiani che stranieri L’emersione dal lavoro nero e la regolarizzazione dei migranti riguarda braccianti, colf e badanti, cittadini italiani e stranieri con un rapporto di lavoro irregolare e cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto, per numeri inferiori rispetto ai 600 mila inizialmente previsti.

Come procedere La richiesta può arrivare tanto dal lavoratore quanto dal datore di lavoro, che chiede l’emersione di un rapporto di lavoro non regolare. Nel primo caso i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 possono richiederne uno temporaneo di 6 mesi. Se entro quel termine otterranno un contratto di lavoro, il permesso verrà convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Nel secondo caso è il datore di lavoro che presenta l’istanza di emersione del lavoratore, indicando la durata del contratto di lavoro e la retribuzione, non inferiore a quella prevista dal contratto collettivo. Per ogni lavoratore il datore di lavoro deve pagare 400 euro più una somma forfettaria a titolo retributivo, contributivo e fiscale. Nel caso di cittadini stranieri, devono aver fatto i rilievi fotodattiloscopici prima dell’8 marzo 2020. Le istanze verranno ritenute inammissibili in presenza di condanna del datore di lavoro negli ultimi cinque anni e non sono in ogni caso sospesi i procedimenti penali per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione o di minori e per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il caporalato. E nel caso di lavoro irregolare le sanzioni saranno doppie. Lo stesso vale per il lavoratore condannato, o che ha ricevuto un’espulsione o è considerato una minaccia per l’ordine pubblico.

Tempi e limiti L’istanza di rilascio del permesso di soggiorno temporaneo (alla questura) e quella di emersione (Inps e sportello unico per l’immigrazione) vanno presentate dal 1° giugno al 15 luglio 2020. Un possibile limite è che gli «invisibili» dei ghetti, quelli senza permesso di soggiorno, restino tali o diventino ostaggi di sedicenti imprenditori (caporali) che promettono un’assunzione, anche previo pagamento, che potrà essere verificata solo da controlli a posteriori. Come nelle vecchie sanatorie.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di FirenzeMail

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