Intesa istituzionale dopo le liti

Governo-Regioni, c’è l’accordo: dal 18 maggio sì a ristoranti, parrucchieri, spiagge. Con queste regole

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, Focus, il Blog di Sandro Bennucci, Politica, Primo piano, Salute e benessere

Ecco l parrucchiera post coronavirus: dal 18 maggio

ROMA – C’è l’accordo fra Governo e Regioni. Da lunedi’ 18 maggio ci sara’ la riapertura di negozi al dettaglio, centri commerciali, bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti e mercati non alimentari. E si potrà tornare, con le dovute precauzioni, anche nei musei, nelle biblioteche, nelle gallerie d’arte e nei siti archeologici. L’intesa, dopo l’ennesima giornata di colloqui e contrattazioni tra Governo ed Enti locali, arriva in seno alla Conferenza Stato-Regioni, presentata poi al Consiglio dei ministri.

Significa che Palazzo Chigi, così voglioso di mantenere quel potere di veto su tutto e su tutti che ha sbandierato per oltre due mesi e mezzo, si è dovuto arrendere alla realtà di un’Italia che vuole ricominciare a riaprire, a lavorare, a produrre. Ma è pronta a farlo con le precauzioni del caso. Prendiamo, per esempio i parrucchieri: prenotazione obbligatoria e tempo limitato per il cliente all’interno del locale. Per parrucchieri, barbieri ed estetisti, secondo le misure concertate dalle Regionie, valgono le norme della sanificazione dei locali, dell’informazione ai clienti e dei dispositivi di distanziamento sociale e igienizzazione delle mani per evitare il contagio. Così come il limite di almeno un metro di distanza sia tra le singole postazioni di lavoro che fra i clienti. Mascherine dovranno essere indossate per tutto il tempo possibile, compatibilmente con lo specifico servizio sia dall’operatore chedal cliente. A distanza ravvicinata, l’operatore deve indossare la visiera protettiva e mascherina FFP2 senza valvola. Vietati sauna, bagno turco e vasche idromassaggio.

Il Governo stabilirà l’apertura già preannunciata di alcuneattività (servizi alla persona, vendite al dettaglio) e sarannole Regioni a stabilire quali altre attività aprire a partire dalnuovo provvedimento del Governo, sulla base dei dati tecniciquotidianamente raccolti, sulla base di protocolli regionalidiscendenti da linee guida nazionali omogenee e condivise. «L’obiettivo è quello di dare certezza agli operatori e aiconsumatori, assicurando allo stesso tempo un’applicazione il piùpossibile omogenea su tutto il territorio nazionale», chiarisce il presidente Bonaccini.Queste linee di indirizzo comuni riguarderanno: la ristorazione;le attività turistiche (balneazione); le strutture ricettive; iservizi alla persona (parrucchieri ed estetisti); il commercio aldettaglio; le piscine; le palestre; gli uffici aperti alpubblico; la manutenzione del verde; musei archivi e biblioteche,le strutture per bambini e ragazzi. E se il premier Conte ha parlato di portentosa collaborazione istituzionale, le Regioni plaudono alla conquistata convergenza di norme uguali per tutte le regioni,malgrado gli iniziali distinguo.

Via libera dunque alla ripartenza del Paese ma con norme ferree: prima fra tutte il distanziamento sociale, almeno un metro, inbar, ristoranti, strutture ricettive. Ok anche alla spiaggia, a patto che si rispettino le norme, almeno 10 m2 fra ombrelloni e steward che  accompagnino i clienti illustrando le regole. Sanificazione obbligata e continua per esercizi commerciali, ristoranti, bar – dove comunque sarà vietata la consumazione a buffet – ma anche per gli uffici aperti al pubblico. Controlli sulla temperatura corporea e per tutti attenta informazione aiclienti.Anche le strutture per i bambini dovranno porre la massimaattenzione ad evitare rischi di contagio: sì, dunque, a piccoli gruppi formati sempre dagli stessi bambini e no a interazioni con altri gruppi. Educatori addetti a un numero fisso di piccoli.I Comuni saranno poi tenuti a regolamentare la gestione deimercati, delle fiere e dei mercatini assicurando in base ai contesti urbani, logistici e ambientali, il distanziamento di sicurezza. Morale? Il governo è stato spinto all’angolo dal Paese reale e ha dovuto cedere. Per Conte, evidentemente, è sufficiente mantenere l’amatissima poltrona sotto il grande dipinto di Palazzo Chigi. Ma all’Italia servono più coerenza e certamente maggiore capacità decisionale. Ossia avere al timone qualcuno che sappia imboccare una strada e non manifesti la sua insicurezza con le giravolte e non si ripari dietro le notorie supercazzole.

 

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
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