La leadership franco tedesca

Recovery fund, nuovo vertice Macron – Merkel al Castello di Meseberg, e Conte sta a guardare

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Alla vigilia dell’inizio della presidenza tedesca dell’Ue, dal 1 luglio, e in prossimità del Consiglio europeo di metà luglio sul recovery fund, Angela Merkel e Emmanuel Macron tornano al Castello di Meseberg, la residenza barocca nel Brandeburgo che il Governo tedesco riserva agli eventi speciali con ospiti internazionali. Esattamente due anni fa, proprio in quel castello la cancelliera tedesca e il presidente francese firmarono la loro prima dichiarazione comune, un documento che rinsaldava l’asse franco-tedesco gettando le basi per le future riforme dell’Ue. In particolar modo intendevano promuovere il rafforzamento dell’unione bancaria e monetaria e la riforma del Meccanismo europeo di stabilità.

L’idea di Merkel e Macron, si apprende da fonti europee, è di mantenere ferma la dimensione totale dei sussidi del fondo: 500 miliardi di euro, come recitava la loro proposta. D’accordo con la cancelliera, il presidente francese è disposto a sacrificare, al limite, i 250 miliardi di euro di prestiti messi in campo dalla Commissione europea, nella cifra totale del fondo pari a750mld. Ma i 500 miliardi di sussidi a fondo perduto devono essere salvaguardati.

Ieri Macron ha incontrato il premier olandese Mark Rutte, concludendo che ci sono le condizioni per un accordo proprio nelle stesse ore in cui, in videoconferenza stampa da Roma, il ministro degli Esteri olandese Stef Blok insisteva a dire che “tutti vogliamo l’accordo ma non c’è garanzia di successo”. Cosa manca? È probabile che anche Merkel e Macron insistano nella richiesta all’Italia e ai paesi che useranno le risorse del recovery fund di una pianificazione precisa degli investimenti e delle riforme da fare, sulla base delle raccomandazioni della Commissione europea. Possibilmente prima del vertice di luglio. Peccato che Giuseppi abbia già annunciato che il piano non sarà pronto prima di settembre, e quest’immobilismo non farà che aumentare l’irritazione e la sfiducia dei partners europei nei confronti del governo giallorosso. Le condizioni indicate da Merkel e Macron sarebbero quelle richieste dagli stati del nord, l’Olanda, l’Austria e gli altri frugali. Rassicurarli su questo sarebbe il modo per sminare il terreno europeo dagli ostacoli all’intesa, riferiscono fonti europee, ma l’impresa sembra alquanto difficile per l’inettitudine di Conte e soci.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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