Lo scollamento nella maggioranza di governo

Decreti sicurezza: ancora lontano l’accordo, martedì ennesima riunione al Viminale

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Migranti su un barcone ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA – Doveva essere quella appena trascorsa la settimana buona per varare la revisione dei decreti Sicurezza, secondo le indicazioni del premier, Giuseppe Conte. E invece se ne riparlera’ martedi’ 30 giugno, con un’altra riunione al Viminale che non necessariamente potrebbe essere risolutiva. Anzi. Il M5s, ha gia’ chiesto di rinviare il
dossier a settembre, ufficialmente per evitare l’ingorgo di provvedimenti in agenda a luglio. Piu’ verosimilmente, secondo Pd, Leu e Iv che vorrebbero accelerare, a causa delle resistenze ancora in atto tra i pentastellati a sconfessare i decreti approvati un anno fa dalla maggioranza giallo-verde. Ma non solo.
Le turbolenze interne al M5s hanno provocato nei giorni scorsi la fuoriuscita di una senatrice (approdata nella Lega) alla quale, secondo i rumors, potrebbero aggiungersi altri due o tre colleghi. Il problema, insomma, e’ la tenuta del gruppo e dell’intera maggioranza al Senato, con numeri arrivati ormai sulla soglia di guardia, e incontrollabili in caso di votazioni sul tema scottante dei migranti.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e’ da novembre scorso che ha predisposto una bozza di modifica dei decreti, partendo dalle rilevanti perplessità messe nero su bianco dal Quirinale l’8 agosto, quando fu promulgato il Sicurezza-bis. Ovvero: le eccessive sanzioni per le navi delle Ong (fino a un milione di euro), e l’insopprimibilita’ del dovere per i naviganti di salvare i naufraghi, secondo i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia. Rispetto a questi rilievi, il Viminale e’ andato oltre, prevedendo l’ampliamento delle protezioni umanitarie (denominate protezioni speciali), la ricostituzione di una rete di accoglienza diffusa, e il ritorno alla tenuità del reato di oltraggio e violenza a pubblico ufficiale. Troppo, secondo i M5s che lunedi’ scorso, dopo la riunione di maggioranza, ha chiesto non
solo il rinvio a settembre ma anche una revisione circoscritta e mirata, che non sia una cancellazione del passato.

Gli alleati non l’hanno presa bene ma non mollano. Al punto che Iv Gli alleati non l’hanno presa bene ma non mollano. Al punto che Iv punta a rimettere in pista lo Ius culturae che i governi Renzi e Gentiloni avevano accantonato. Il Pd e’ impegnato nella mediazione ma si aspetta, anche su questo fronte, un contributo significativo
da parte di Conte. Il quale deve fare i conti non tanto con le minacce di Matteo Salvini, pronto a raccogliere un milione di firme, quanto con la precarieta’ numerica della maggioranza al Senato. Si capira’ alla riunione di martedi’ se ci siano i margini per un accordo solido. In caso contrario, il rinvio a settembre rischia di risolversi in un altro giro a vuoto: la campagna elettorale per il probabile Election day del 20-21 (che include il voto in sette regioni), difficilmente riuscira’ a propiziare un’intesa sull’accoglienza e la gestione dei migranti.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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