I problemi sul tappeto

Riforma pensioni: spunta Quota 102. Incontro governo-sindacati

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Vertice pensioni, foto d’archivio

Domani 16 settembre prenderà il via il primo dei due incontri previsti per questo mese, in occasione del quale si discuterà dei provvedimenti da adottare nel breve con la prossima legge di bilancio. Il secondo appuntamento è fissato per il 25 settembre, quando invece si affronterà il tema più generale di una riforma delle pensioni che consenta di superare l’attuale sistema.

Si deve trovare una soluzione al problema che si verrà a creare con la fine di Quota 100 al termine della sperimentazione triennale alla fine del prossimo anno.

Come è noto Quota 100 al momento permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. A partire dall’1 gennaio 2022 si creerà il problema di uno scalone di ben 5 anni, visto che per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà raggiungere i 67 anni di età. Per superare questo problema si sta pensando a delle soluzioni alternative, ma al momento non c’è nulla di definito.

Quota 41 invece di Quota 100. 
Ieri la stampa è tornata a parlare nuovamente di Quota 41, una soluzione che piace ai sindacati ma molto meno al Governo. In pratica si tratta di un meccanismo che permetterebbe persino di anticipare l’età di accesso alla pension anche rispetto a Quota 100, visto che con Quota 41 sono necessari 41 anni di contributi versati, senza limiti di età. In altre parole si tratterebbe di estendere a tutti il meccanismo attualmente valido per i lavoratori precoci che all’età di 19 anni potevano contare già almeno su un anno di contributi.

Non si tratta di una novità assoluta, in quanto ad oggi esistono già due trattamenti che consentono di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi: la pensione anticipata per i lavoratori precoci e la pensione di anzianità in regime di totalizzazione.

Rispetto alla pensione anticipata dei lavoratori precoci, però, la nuova pensione quota 41 sarebbe estesa a tutti i lavoratori. Ad oggi, il trattamento può essere invece fruito soltanto da coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima de 19° anno di età e che, per giunta, appartengono a una delle seguenti categorie tutelate: caregiver (coloro che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente, entro il 1°grado- in casi specifici anche entro il 2° grado, portatore di handicap grave), invalidi civili dal 74%, disoccupati di lungo corso, addetti ai lavori gravosi, usuranti e notturni.

Rispetto alla pensione di anzianità in regime di totalizzazione (ossia che può essere ottenuta sommando gratuitamente i versamenti accreditati presso casse diverse), la nuova pensione quota 41 non comporterebbe l’attesa di una finestra, per la liquidazione dell’assegno, pari a 21 mesi, né il ricalcolo del trattamento col sistema contributivo, solitamente penalizzante.

In buona sostanza, la nuova pensione quota 41 sarebbe aperta a tutti i lavoratori, a prescindere dalla categoria di appartenenza e non comporterebbe tagli o penalizzazioni dell’assegno mensile (sul punto vi sono comunque diversi pareri contrari), né ritardi nella sua liquidazione.

L’estensione di Quota 41 incontra però dei problemi di non poco conto, con particolare riferimento alla copertura, visto che già prima della nascita di Quota 100 si era stimato per questo meccanismo una spesa di 12 miliardi di euro già dal primo anno. Proprio in virtù di ciò si stanno esplorando altre strade per valutare la percorribilità delle stesse a fronte di costi più contenuti.

Altre ipotesi.

Sono quindi allo studio altri interventi, comportanti requisiti di contribuzione più leggeri o comunque condizioni più flessibili:

la pensione quota 100 flessibile, che potrebbe essere ottenuta con 61 anni di età e 39 di contributi, oppure con 60 anni di età e 40 anni di contributi;

la pensione quota 100 anticipata che potrebbe essere ottenuta con 38 anni di contribuzione e con un’età inferiore a 62 anni, subendo però una penalizzazione percentuale per ogni anno di anticipo, oppure il ricalcolo contributivo dell’assegno;

la pensione quota 100 posticipata, con 64 anni di età e 36 anni di contributi.

Si torna a parlare anche di Quota 102
Dalla pagine del Messaggero torna in auge anche l’ipotesi di Quota 102 di cui si era già parlato all’inizio dell’anno.
Nella pratica si tratterebbe di un meccanismo simile a quello di Quota 100, con l’unica differenza dell’età anagrafica. Quota 102 infatti permetterebbe di andare in pensione con 38 anni di contributi, come nel caso di Quota 100, ma con un’età anagrafica più alta, pari a 64 anni e non più a 62. Un’altra differenza non da poco è data dal taglio dell’assegno, visto che la pensione anticipata con Quota 102 potrà avvenire solo accettando una sforbiciata compresa tra il 2,8% e il 3% del montante contributivo per ciascun anno necessario al raggiungimento dei requisiti di età previsti per la pensione di vecchiaia.

Stando alle prime indicazioni dei tecnici del Ministero, la formula di Quota 102 avrebbe  un costo di 8 miliardi di euro, ben più contenuto rispetto ai 12 miliardi stimati per Quota 41.

Come spiegato da Il Messaggero, per lo Stato si tratterebbe di un flusso in uscita per competenza e non per cassa, destinato a diminuire nel corso degli anni a venire. Dal punto di vista della cassa le uscite sarebbero pari a zero in quanto i pensionati si vedrebbero tagliare i trattamenti, mentre il capitolo competenza crescerebbe visto che ci sarebbe un aumento del numero dei pensionati.

Queste le ipotesi sul tavolo. Della quota 41 e di tutte le proposte avanzate si discuterà, comunque, nell’incontro tra Governo e sindacati in programma domani, 16 settembre 2020, e alla fine della discussione, grazie a quello che diranno i sindacati, ne sapremo di più.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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