Per investire su accoglienza e altre attività simili

Riforma del fisco: il governo all’assalto della classe media e di pensioni e stipendi medio-alti

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Fisco, Lente d'Ingrandimento


ANSA/ANGELO CARCONI

Il taglio delle detrazioni che, insieme alla lotta all’evasione, dovrebbe finanziare la revisione dell’Irpef, sembra il primo obiettivo della riforma, onore e vanto del governo giallorosso, annunciata da Gualtieri. Si tratterebbe della fissazione del tetto al 2% del reddito totale per le detrazioni del 19% per i contribuenti che superano una certa soglia di reddito, che potrebbe essere individuata fra i 55mila e i 75mila euro lordi all’anno a seconda dei diversi scenari. Vengono colpite cioè quelle categorie che appartengono alla classe media, già impoverita dai vari contributi di solidarietà.

Il Sole 24 Ore anticipa che c’è anche l’ipotesi di un taglio proporzionale che cambia al variare del reddito. In pratica, un contribuente con 100mila euro in dichiarazione non potrebbe sommare nell’anno più di 2mila euro di sconti fiscali, riferiti alle detrazioni del 19%, che spaziano dalle spese mediche agli interessi passivi sui mutui per la prima casa. Nel pacchetto finirebbero anche gli sconti che il fisco riconosce per le spese legate alla frequenza agli asili nido e all’istruzione fino ai corsi universitari, oltre alle spese veterinarie, alle agevolazioni per la frequenza a palestre e centri sportivi e così via.

Questa la proposta iniziale, che probabilmente potrebbe essere  mitigata facendo ricorso a un meccanismo a progressività continua, che abbasserebbe il tetto di utilizzo degli sconti all’aumentare del reddito. Un modo per diminuire il peso sui redditi medi, mentre quelli più bassi sarebbero in ogni caso tutelati.  In sostanza, la percentuale di utilizzo possibile delle detrazioni si abbasserebbe quando cresce il reddito. Pagherebbero lo scotto così solo (o quasi) i dirigenti a reddito fisso e i pensionati dirigenti d’azienda o pubblici, i soliti noti non difesi da nessun sindacato e da nessun politico. Il ricavato non sembrerebbe neppure rivolto a finanziare la pura e semplice riforma dell’Irpef, ma contribuirebbe in modo sostanzioso a sostenere altre politiche pseudo sociali, quale quella dell’accoglienza dei clandestini.

Comunque si prefigura  un intervento a tappe, che partirebbe raccogliendo le risorse dal riordino dei bonus e degli aiuti esistenti e solo in un secondo momento si rafforzerebbe con coperture aggiuntive. In gioco, sul punto, ci sono, oltre agli aiuti specifici sparsi nella legislazione (dal bonus bebé al bonus «mamma domani»), gli assegni al nucleo famigliare e le detrazioni per figli a carico.

La seconda gamba delle coperture per la riforma fiscale arriverebbe nei piani del governo da nuove misure di lotta all’evasione, da attuare anche con gli investimenti nella digitalizzazione (la panacea di tutti i problemi, secondo la ue e i giallorossi) finanziati dal Recovery Fund. Ma per essere impiegati nel taglio delle fasce, questi fondi dovrebbero ottenere l’etichetta di «strutturali» da parte di Bruxelles, e non è per niente scontato, anzi.

Comunque si prospettano tempi duri per i percettori di redditi fissi e pensioni medio-alte, che già sostengono in buona parte il peso dell’aiuto a figli e parenti in difficoltà, perché disoccupati, perché hanno perso il lavoro o hanno cessato  l’attività e non ricevono ancora aiuti e cassa integrazione promessi dal Governo (la straordinaria potenza di fuoco, per usare la definizione di Conte) e non attivati dall’Inps di Tridico, al quale però è stato in poco tempo più che raddoppiato lo stipendio. Un esempio di coerenza eccezionale del governo giallorosso e in particolare dei grillini. Ma nessuno pronuncia una parola semplice: vergogna!

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