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Dpcm: marcia indietro del governo, contrordine compagni. Sarebbe saltato il riferimento ai sindaci per i controlli della movida

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ANSA/FILIPPO ATTILI UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

ROMA – Contrordine compagni (è proprio il caso di dirlo, visto il partito dei sindaci che avevano protestato). Ecco il testo ufficiale del Dpcm di Conte, come riportato dall’Adnkronos (ore 7,26): «Art. 1. Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale. 1. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020 sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: 2-bis. Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Così reciterebbe infine il testo ufficiale del Dpcm approvato dal governo e illustrato da Conte, che dunque, durante la conferenza stampa a Palazzo chigi, avrebbe dato informazioni contrastanti su questo punto specifico.

Dopo le proteste ufficiali di Decaro, a nome dell’Anci,  nel testo del Dpcm sarebbero spariti i sindaci. E’ giallo sulle norme contenute nel Dpcm illustrato nella tarda serata di ieri da Giuseppe Conte.

Che aveva annunciato urbi et orbi nella conferenza stampa (lo abbiamo sentito tutti): «I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private’», aveva scandito il premier dalla bella pochette a palazzo Chigi, confermando le indiscrezioni circolate nelle ore precedenti.

Una misura che ha fatto andare su tutte le furie i primi cittadini, come aveva rilevato Firenzepost. «Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica», aveva tuonato il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro. La decisione del governo fa saltare sulla sedia i primi cittadini da Nord a Sud. Alle parole di Decaro sono seguite a ruota, nel giro di pochissimi minuti, quelle di Leoluca Orlando, Dario Nardella, Giorgio Gori, (tutti sindaci Pd) e tutte dello stesso tenore: non scaricare sui sindaci la responsabilità del coprifuoco. Quindi nel Dpcm quel riferimento ai primi cittadini sarebbe saltato. Il Governo se la sarebbe fatta addosso di fronte alle proteste dei sindaci amici e avrebbe provveduto a modificare il testo, che scarica la responsabilità d’intervento, come al solito, sui prefetti.

Una conferma indiretta della marcia indietro di Conte verrebbe dalle ultime dichiarazioni di decaro, presidente Anci: «Il governo ha voluto scaricare la responsabilità del coprifuoco sui sindaci: non è possibile che siano i sindaci a chiudere le piazze e le vie della movida. I sindaci non possono controllare: per questo abbiamo preteso che sparisse dal testodel Dpcm la parola sindaco. Non ci piacciono le ordinanze-spot: se non possono esserci controlli, la norma è priva di senso. È stata commessa una scorrettezza istituzionale, non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile. Si incontrano i ministri con i presidenti di regione e decidono in autonomia. Il governo decide senza tener conto delle esigenze locali», queste le affermazioni di Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci a The Breakfast Club su Radio Capital.

Attendiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per avere la matematica certezza della modifica, che sembra però verosimile, bravo premier, bravi giallorossi, avanti così, con un occhio sempre più attento solo alle istituzioni e associazioni amiche.

Conte, Dpcm, sindaci


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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