I problemi irrisolti e irrisolvibili

Anche la giustizia fa i conti col Covid-19; come cambiano processi e procedure

di Eugenio Marchetti - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

La giustizia, già in crisi di per sè a causa delle lentezze e delle procedure seguite, ha subito non solo una sospensione necessaria, a causa della pandemia, ma continua a essere interessata da provvedimenti innovativi che cercano, con scarso successo, di accelerarne l’azione.

Recentemente il governo ha stabilito interventi in questo campo anche attraverso l’emanazione di atti normativi che poco c’entravano con la giustizia, senza che il benevolo inquilino  del Quirinale obiettasse alcuncé.

Ad esempio è stata introdotta la possibilità per gli avvocati difensori di depositare memorie, documenti, richieste e istanze telematicamente o via pec, accesso da remoto ai registri di cancelleria per il personale amministrativo e individuazione degli strumenti per consentire lo svolgimento a distanza delle udienze civili e penali. Sono alcuni dei provvedimenti adottati dal Ministero della Giustizia per limitare l’accesso agli Uffici giudiziari, ma consentire comunque che i procedimenti possano andare avanti.

Con l’innalzamento delle restrizioni anti Covid-19 in tutta Italia, nei tribunali del Paese si sta andando a delineare una situazione caotica e frammentata, dove si seguono le indicazioni dettate dai presidenti dei tribunali e applicate, a volte non senza differenze, dai magistrati. Tutto questo causa un deciso rallentamento alla macchina della giustizia, dove a soffrire di più, con tagli netti di udienze e rinvii, sono i procedimenti penali in tribunale e quelli di fronte ai giudici di pace, sia civili che penali. Situazione migliore nel civile, dove con il processo telematico e la trattazione documentale c’è stata una sostanziale tenuta del sistema.

Negli scorsi mesi si sono comunque già accumulati consistenti ritardi. Ci sono 1.582.019 ricorsi pendenti nel penale, 3.287.116 nel civile, 174.000 nell’amministrativo e 333.175 per il tributario, secondo numeri pubblicati dal Sole24Ore.

Con il decreto Ristori è diventato obbligatorio (e non più solo facoltativo a valore legale) ricorrere al portale del processo penale telematico per depositare documenti, memorie, istanze e, più in generale, tutti gli atti previsti dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

È stata inoltre prevista l’attivazione di circa 1.100 caselle di posta elettronica certificata degli uffici giudiziari, che potranno essere utilizzate dai legali per l’invio della documentazione. Infine, per garantire al personale di usufruire del lavoro agile, sono stati realizzati interventi sulla sicurezza informatica dei sistemi, consentendo l’accesso da remoto ai registri di cancelleria.

Sono tutti interventi apprezzabili, che però non potranno avere effetti decisivi per il miglioramento della macchina della giustizia, che potrà essere migliorata esclusivamente attraverso la riforma della magistratura, un’impresa quasi impossibile per qualsiasi governo, visto che la potente lobby dei magistrati è sempre ricorsa agli strumenti potenti in suo possesso per frenare qualsiasi intervento sgradito. E non credo che neppure la minaccia del coronavirus riesca là dove si è sempre fallito.

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