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Dpcm Conte, Il Tribunale di Roma decide espressamente che sono illegittimi

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte (Foto ANSA) Con i Dpcm io vieto e con le Faq io consento

Un’ordinanza del Tribunale di Roma, pressoché ignorata dalla grande stampa (favorevole da sempre ai giallorossi), ha dichiarato espressamente i Dpcm di Conte illegittimi. Lo riporta Italia Oggi e riprendono la notizia solo Libero e il Giornale.

Chiamato a esprimersi su un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità a causa del mancato pagamento canoni per la chiusura imposta dai divieti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus, il giudice è arrivato alla conclusione che i Dpcm «siano viziati da violazioni per difetto di motivazione e da molteplici profili
di illegittimità. Pertanto, in quanto tali, risultano essere caducabili». Ovvero non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, sono da annullare. I decreti con cui è intervenuto il governo non sono di natura normativa ma hanno natura amministrativa. Quindi dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente.

Tanto più. aggiungiamo noi, che, stando allo studio del 18 dicembre della Johns Hopkins University, dai dati emerge che l’Italia è il Paese al mondo con la più alta mortalità da Coronavirus ogni 100mila abitanti: 111,23 decessi ogni 100mila abitanti; seguono la Spagna (104,39), il Regno Unito (99,49) e gli Stati Uniti (94,97). Evidentemente i decreti del presidente del Consiglio sono serviti pure a poco.

Le violazioni dei Dpcm
Il tribunale civile di Roma cita «tutti i Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale, Baldassarre, Marini, Cassese»,  che si sono espressi contro i Dpcm. Inoltre viene spiegato che «non vi è alcuna legge ordinaria che attribuisce il potere al Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario».

I Dpcm «hanno imposto una rinnovazione della limitazione dei diritti di libertà. ma avrebbero richiesto un ulteriore passaggio in Parlamento diverso rispetto a quello che si è avuto per la conversione del decreto Io resto a casa e del Cura Italia. Si tratta pertanto di provvedimenti contrastanti con gli articoli che vanno dal 13 al 22 della Costituzione e con la disciplina dell’art 77 Cost., come rilevato da autorevole dottrina costituzionale», si afferma nella sentenza.

Per essere validi i Dpcm, come atti amministrativi, devono essere motivati ai sensi dell’articolo 3 della legge 241/1990. Alla base di ogni decisione è sempre stato citato il Comitato tecnico-scientifico, le cui analisi – spiega il giudice – sono state riservate per diverso tempo e sono state rese pubbliche solamente a ridosso delle scadenze dei Dpcm stessi: Ritardo tale da non consentire l’attivazione di una tutela giurisdizionale.

«Il Dpcm resta un atto amministrativo che non può restringere le libertà fondamentali, anche se a legittimarlo è un atto che invece ha forza di legge». Insomma, il giudice condivide l’autorevole dottrina costituzionale secondo cui è contrario alla Costituzione prevedere norme che limitano i diritti fondamentali della persona mediante decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri. Come riportato da Italia Oggi, il primo decreto legge che ha legittimato il Dpcm si limitava a contenere un’elencazione a titolo d’esempio e consentiva così l’adozione di atti innominati, non stabilendo però alcuna modalità di esercizio dei poteri.

Una tesi che, in sostanza, abbiamo sempre sostenuto su Firenzepost, criticando ampiamente non solo il Presidente del Consiglio, che vuol mantenere i pieni poteri e tenere l’Italia sotto scacco, ma anche chi dal Colle più alto fa finta di niente e glielo consente. Oltre a Renzi che ogni tanto minaccia sfracelli, ma poi rinfodera le armi. E l’Italia e gli italiani sono sempre più inguaiati.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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