Conte in un vicolo cieco

Governo: veti incrociati (anche su Renzi). La crisi sembra vicina. E Mattarella la dovrà affrontare

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Politica, Primo piano

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte

ROMA – Passano i giorni e il governo Conte resta immobile, prigioniero dei veti incrociati che lo costringono allo stallo totale. Deleterio per il Paese. Un governo immobile è inutile, soprattutto in un momento drammatico come questo. L’unico che si agita è Di Maio, il quale teme che si vada davvero alle elezioni che segnerebbe una possibile disfatta del Movimento 5 Stelle. Per il resto è calma piatta. Il Cdm per il Recovery Plan non è previsto prima del 7. E’ possibile che il Cdm lo esamini senza voto, per mandarlo poi alle Camere. Lo showdown, a quel punto sarebbe compiuto, a meno che, nelle prossime ore, un vertice tra i leader della maggioranza e Conte che in tanti attendono da tempo non sblocchi l’impasse. Ma Renzi lascia intendere di fare sul serio. Ovviamente parla di programmi e di rilancio dell’azione di governo, ma l’obbiettivo pare una nuova dimensione di Italia Viva nell’Esecutivo. Con lui presumibilmente protagonista. Dove? Tutto fa pensare alla Farnesina. Lunedì sera, alla fine dell’intervista con Porro, su Rete4, Renzi si è leggermente scoperto parlando dei fallimenti del governo (e quindi del ministro Di Maio) in campo internazionale. Dove l’Italia, secondo lo scenario dipinto, risulta fuori dai tavoli che contano. Soprattutto è lasciata fuori dall’asse franco-tedesca. La soluzione Renzi l’ha lasciata intendere senza dirla: sono qua io. Ma i veti incrociati lo fermerebbero. Quindi è muro contro muro.

La situazione è intricata davvero anche tecnicamente. Il Recovery Plan, complici le modifiche a cui lavora il Mef per venire incontro alle richieste di Pd e Iv, non è ancora pronto. Il rimpastino sembra già appartenere al passato. E sulle dimissioni di Giuseppe Conte, vero obiettivo di Renzi, con conseguente crisi pilotata ed eventuale Conte-ter, da Palazzo Chigi filtra a dir poco scetticismo. «Al momento l’opzione non c’è», spiega una fonte che ha dimestichezza con il capo del governo. Lo stallo, dopo gli spiragli di trattative dei giorni scorsi, arriva fin su al Colle, dove il presidente Sergio Mattarella vigila con crescente preoccupazione. E al Quirinale si ribadisce un assunto: da un lato c’è l’apertura – pur considerata rischiosa – a un rimpasto e anche al Conte-ter; dall’altro c’è l’indisponibilità a governicchi con maggioranze abborracciate o di salute pubblica. La via maestra in caso di crisi, quindi, non è neppure un governo istituzionale (nonostante circoli sempre il nome di Marta Cartabia), ma quella del ritorno alle urne. Anche perchè non bisogna dimenticare che è entrata a regime la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Ed è una linea che il Pd, di fatto, sembra condividere.

Intanto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha aggiornato il Recovery plan. Tra i progetti che sono stati maggiormente potenziati, quelli per la sanità: fino a un totale che sfiorerebbe i 18 miliardi. Potenziati anche: infrastrutture sociali, istruzione, cultura, turismo e giovani. Ridimensionate le detrazioni alle imprese del patent box. Resta il superbonus fino al 2022. In tutto il Recovery Plan, in maniera trasversale, sono stati potenziati i progetti finalizzati alle donne, ai giovani e al Sud. E’ quanto viene spiegato da fonti del governo. L’aumento delle risorse per la sanità e per gli altri progetti è stato possibile grazie all’intesa raggiunta con il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Beppe Provenzano: all’interno del Pnrr, molti progetti destinati alle aree svantaggiate saranno finanziati con una parte dei cosiddetti Fsc, i Fondi europei per la coesione territoriale, che già erano previsti nel tendenziale (dunque non aumentano il deficit) ma non erano ancora stati programmati. Ma tutto questo lavoro, come abbiamo cercato di spiegare, sembra destinato a bruciare come paglia sul fuoco di una crisi che sembra sempre più vicina, forse inevitabile. Se Conte non cambia strategia.

 

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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