Ritorno a scuola slitta in quasi tutte le regioni. Governatori contro prefetti

ANSA/Mourad Balti Touati

Scuole nel caos, sembra che solo in Toscana, Abruzzo e Val d’Aosta si vada verso la ripresa nelle aule al 50% nella data prevista dal Governo, l’11 gennaio, fra due giorni. I Presidenti delle regioni, come prevedibile, vanificano tutto il lavoro dei prefetti, visto che avevano preso come una questione di lesa maestà la decisione del governo di affidare ai prefetti, e non al loro potere assoluto, la decisione del rientro in classe, che comportava valutazioni di carattere sanitario e organizzazione dei trasporti, materie di competenza regionale.

Gli ultimi governatori che ancora non avevano deciso lo slittamento del ritorno in presenza delle scuole superiori, lo hanno fatto entro l’8 gennaio: prima il Lazio (rinvio al 18 gennaio), poi la Sicilia (fino al 30 gennaio), l’Umbria (fino al 25), la Liguria (fino al 18) e persino l’Emilia-Romagna (al 25). Si aggiungono alle altre regioni, dalla Lombardia alla Campania, dal Veneto alle Marche che avevano annunciato il rinvio nei giorni scorsi. Sono almeno 15 le regioni in cui lunedì non si torna, più Abruzzo e Basilicata che stanno valutando il rinvio.

Del resto gli scienziati del Cts nei giorni scorsi a ministri e governatori lo avevano detto chiaramente: con questo numero di contagi, senza ancora conoscere gli effetti dello shopping e dei raduni riaprire prima del 24 sarebbe stata una follia. Tanto più senza un piano chiaro di potenziamento dei trasporti e di turnazione degli ingressi per evitare gli assembramenti. Sicuramente più rischiosi delle lezioni in aula.

Un allarme recepito volentieri da larga parte dei governatori, che infatti hanno poi deciso di spostare più in avanti la riapertura. La Campania ha ridato appuntamento ai ragazzi per il 24 gennaio; il giorno prima riapriranno le scuole umbre; il Piemonte slitta al 18; la Puglia al 15 lasciando libertà di scelta alle famiglie; Friuli, Marche, Veneto, Calabria e Sardegna hanno rimandato al 1° febbraio.

La Stampa, in un articolo a firma di Paolo Russo, spiega che il quasi generale rinvio dipenderebbe dal flop dei piano sulla mobilità, come rivelano due documenti dei quali il giornale sarebbe venuto in possesso: una nota del Ministero dell’Interno che fa il punto sui lavori dei tavoli di coordinamento scuola-trasporti istituiti presso le prefetture e un riepilogo della situazione in merito alla mobilità redatto dall’Anav, l’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori. La nota degli Interni, inviata a Trasporti e Istruzione, riepiloga le soluzioni adottate dai Prefetti dopo il confronto con istituzioni scolastiche e aziende di trasporto per evitare quegli assembramenti fuori delle scuole e sui mezzi, indicati dagli esperti come veicolo principale di trasmissione del virus, visto che i focolai dentro le aule scolastiche sono stati fino ad oggi pari, se non inferiori, a quelli rilevati in generale nel Paese. La strategia è riassunta in quattro punti: prevedere due turni uno 8-14 l’altro dalla 10 alle 16; scaglionare per ciascun turno di 15 minuti gli orari di ingresso; estendere la didattica anche al sabato; ridurre a 45-50 minuti l’ora di lezione.

I problemi sarebbero sorti in particolare per i trasporti (non per la Toscana, come hanno affermato il prefetto Guidi e il Governatore Giani). I servizi aggiuntivi per aumentare le corse non sarebbero infatti stati contrattualizzati in tutto o in parte in 9 regioni: Basilicata, Calabria, Campania (al momento c’è solo una pre-autorizzazione), Lazio (salvo Roma), Marche, Piemonte (manca la quantificazione dei servizi aggiuntivi da attivare), Puglia (salvo Brindisi), Sicilia (salvo Trapani) e Valle d’Aosta.

Per di più è poi giunto l’allarme dello studio Iss-Inail-Istituti Kessler che ha giudicato rischiose le riaperture anche con Rt sotto uno quando l’incidenza dei contagi sulla popolazione resta alta, rimarcando che «riattivare le scuole di ogni ordine e grado può comportare un’onda epidemica non contenibile senza misure restrittive».

Tutte queste considerazioni hanno portato alla previsione del flop rientro a scuola per l’11 gennaio, deciso dal Governo, ma osteggiato dai Governatori, anche contro i prefetti. Siamo proprio una repubblica delle banane, governo decide, governatori sfasciano e decidono in senso contrario, prefetti sono presi nel mezzo di questo gioco poco dignitoso. E l’uomo del Colle non dice né si né no. La riforma del titolo V della Costituzione diventa sempre più urgente, pandemia e voglia di Conte di conservare a lungo pieni poteri permettendolo.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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