Un'interessante analisi politico-economica

Draghi premier: un economista racconta i possibili retroscena dell’incarico e del mandato

Mario Draghi  (Foto ANSA)

ROMA – Sull’incarico di governo e le prospettive dell’azione di Mario Draghi ha pubblicato sulla sua pagina twitter un’interessante analisi Nino Galloni, economista, che è stato DG al Ministero del Lavoro (dal 1990 al 2002) sindaco all’INPDAP, all’INPS, all’INAIL dal 2002 al 2018 in rappresentanza del Ministero del lavoro e all’Oss.Lav.

«Mi aspettavo più avanti la chiamata di Draghi quale Salvatore della Patria in occasione di un netto peggioramento della situazione finanziaria e sociale. Se, quindi, questa chiamata in anticipo è stata conseguenza del fallimento esplorativo del Presidente Fico essa è sembrata dipendere dall’esigenza di evitare a tutti i costi le elezioni anticipate che, invece, avrebbero restituito agli elettori maggior potere sulle importanti decisioni da prendere.

Ma ci sono probabilmente altre ragioni più profonde e complesse. Sgombriamo prima di tutto il campo dall’idea che Draghi arrivi per dare il colpo di grazia alla già disastrata situazione economica e sociale: infatti il governo Conte Gualtieri si stava già comportando benissimo, portandoci verso la insostenibilità di un buco di bilancio senza precedenti e la difficoltà nei rapporti con la Disunione Europea. Più interessante, allora, partire dal disagio tedesco a rimanere in questa Disunione senza accrescere le proprie importazioni di risorse umane e naturali nonché le esportazioni di tecnologia e capitali: partner ideale la Russia (senza dimenticare la Cina). Tale espansionismo tedesco (colonialimperialistico) preoccupa gli Stati Uniti fin dal primo conflitto mondiale.

Al contrario, l’Italia non ha mai preoccupato gli USA che non ci hanno mai temuto: anzi, ad esempio durante la guerra fredda eravamo l’unico Paese autorizzato a trafficare con i Sovietici in tutti i modi. Una nostra disarticolazione, quindi, avrebbe effetti ben diversi di quella della Grecia, pur rafforzando una Germania che intendesse proseguire nel suo inarrestabile espansionismo.

Draghi, allora, avrebbe il compito di ammorbidire la Germania e i Paesi virtuosi nei nostri confronti, cosa per cui non era attrezzato il precedente governo. L’importante è mantenere la sottomissione dell’Italia ma senza esagerare. Vedremo, pertanto, già dalle prime mosse se il nuovo governo proporrà solo misure deflative su salari, pensioni, reddito di cittadinanza oppure misure di sostegno della domanda nella ritrovata vena keynesiana del professor Mario Draghi».

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