Forse stasera la lista al Quirinale

Governo: Draghi non contratta i ministri. Ma spuntano i nomi di Conte, Giorgetti e Zingaretti

Draghi durante le consultazioni (Foto ANSA)

ROMA – Com’era prevedibile, Draghi ha ascoltato tutti, ma deciderà da solo. Nessuna contrattazione sui ministri. Ci saranno molti tecnici e alcuni politici selezionati, anche se non scelti con il manuale Cencelli. Significa – ma Firenze Post, lo aveva intuito e scritto subito – che il presidente incaricatio non ha fatto promesse specifiche, nè fatto accordi. Il governo è solo suo e del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Non è escluso che possa sentire, nella giornata di oggi 11 febbraio, i leader dei partiti, nelle prossime ore, per informarli prima di diramare la composizione del governo. Tuttavia, è probabile che alcuni esponenti politici nel governo possano entrare. Le voci di palazzo, quelle più verosimili e accreditate disegnano il quadro che vado a dipingere.

MINISTRI – All’appello del presidente della Repubblica si risponde con adesioni, non contrattazioni, consapevoli che è l’ultima chiamata. Pochi dubbi restano, se ce ne fossero mai stati, sulla volontà dell’ex presidente Bce di formare la maggioranza più ampia possibile. Ci sarà la Lega: Salvini ha reso chiaro in tutti i modi che non si farà spingere fuori. E ci sarà, sono convinti gli alleati al netto di Rousseau, il M5s. Tra i Dem, che fanno fatica a digerire la Lega ma non possono dire no a Mattarella, c’era chi temeva di dover subire un governo con il centrodestra e senza il M5s ma Grillo, con sponda di Draghi e assist di Conte, tiene in piedi governo e alleanza. E ora c’è chi pensa che al premier uscente possa andare il super-ministero alla transizione ecologica. E vieniamo ai nomi appuntati sul taccuino: fra i più più accreditati c’è quello di Giancarlo Giorgetti, che ha un solido rapporto con Draghi e con i deputati leghisti è perentorio: «Siamo nel perimetro maggioranza Draghi, definita da Mattarella e ci resteremo. Chi sta fuori se ne assume le responsabilità». E poiché il nome di Matteo Salvini come ministro viene considerato improbabile perché divisivo, viene quotato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Per Fi, in alternativa ad Antonio Tajani, il deputato Andrea Mandelli e le parlamentari Anna Maria Bernini e Mara Carfagna. Nel M5s torna a essere citata l’ipotesi di un ingresso di Conte nel governo, insieme ai nomi di Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli. Nel Pd non si esclude che al governo possa andare Nicola Zingaretti o, in alternativa, il vice Andrea Orlando, e per il secondo posto del tutto virtuale si fanno i nomi di Dario Franceschini (accreditato anche come possibile presidente della Camera se Roberto Fico decidesse di accettare una candidatura a sindaco di Napoli) o Lorenzo Guerini, nomi questi ultimi pesanti anche in chiave interna (l’esclusione di Guerini, che guida la minoranza di Base riformista, ipotizza qualche deputato, potrebbe accelerare i tempi del congresso). Per Leu, dilaniata al suo interno sulla scelta se sostenere o meno il governo, potrebbe essere confermato, magari alla Salute, Roberto Speranza. Per Iv si citano Teresa Bellanova e Maria Elena Boschi.

CARTABIA – Di sicuro saranno fondamentali anche i sottosegretari e viceministri, come ufficiali di collegamento con una maggioranza tanto larga che non sarà facile da gestire. Ma a figure tecniche di alto profilo dovrebbero andare ministeri chiave. Alla Giustizia continua a essere accreditata Marta Cartabia, al Viminale Luciana Lamorgese, alla Salute Rocco Bellantone, agli Esteri Elisabetta Belloni, alla transizione ecologica o Sviluppo economico Enrico Giovannini. Sui ministri tecnici, scommette più d’uno, ci saranno molte sorprese rispetto ai nomi circolati negli ultimi giorni. Gli occhi sono puntati non solo sul ministero dell’Economia, con voci che vanno dall’interim allo spacchettamento delle deleghe, ma anche sul ruolo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, vero braccio destro del premier. E’ probabile che sarà una figura di fiducia di Draghi, perciò continua a farsi il nome di Daniele Franco, ex ragioniere generale dello Stato oggi in Bankitalia, accreditato anche come possibile titolare del Mef, in alternativa a Dario Scannapieco della Bei.

GRILLO – «Potete contare sul mio impegno», dice Draghi ai rappresentanti delle parti sociali, spiegando di aver ben presente gli interventi da fare subito e quelli che hanno bisogno di programmazione più lunga. Centellina le parole, ma annuncia agli ambientalisti – consapevole che non resterà un segreto – quel ministero alla transizione ecologica che Grillo, che avrebbe risentito al telefono in mattinata, aspettava per portare in dote il Sì M5s, tanto che c’è chi si spinge a ipotizzare un uno-due già concordato tra il premier e il comico. Il premier, che viene descritto da alcuni un po’ stanco, è con tutti molto attento: annota per poi fare sintesi e comporre un tassello dopo l’altro. Nelle ore in cui si voterà su Rousseau, Draghi dovrebbe comporre la lista dei ministri da portare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al Quirinale dovrebbe recarsi stasera, 11 febbraio, o, più probabilmente, venerdì, per poi giurare con i ministri tra venerdì sera e sabato. Lunedì la fiducia al Senato, martedì alla Camera. Questa la road map che circola tra i partiti. C’è chi si spinge oltre, ipotizza un orizzonte non dichiarato per il governo di un anno, per poi incoronare Draghi nuovo capo dello Stato. Ma intanto conviene tenere i piedi in terra e guardare all’oggi. Draghi ha la bussola e segue la sua strada.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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