Banca Etruria, Consiglio di Stato accoglie ricorso di Rossi: poteva restare procuratore di Arezzo

Roberto Rossi

ROMA – Ha ribaltato il pronunciamento del Tar del Lazio, il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso di Roberto Rossi contro la delibera del Consiglio superiore della magistratura che, a ottobre del 2019, non lo confermò nell’incarico di procuratore capo di Arezzo. I giudici della quinta sezione di Palazzo Spada, con una sentenza depositata oggi, 1 marzo, hanno dunque ribaltato il pronunciamento del Tar del Lazio che aveva ritenuto la decisione del Csm legittima.

Il Csm non aveva confermato Rossi alla guida dei pm aretini per via della consulenza che il procuratore aveva mantenuto con il Dipartimento affari di giustizia di Palazzo Chigi mentre era titolare dell’inchiesta su Banca Etruria, nel cui Cda sedeva il padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi. La delibera consiliare, ricordano i giudici amministrativi «ha basato la contrarietà alla conferma sulla valutazione del difetto, in capo all’appellante, del requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti, quanto meno sotto il profilo dell’immagine».

Ma a giudizio del Consiglio di Stato non appare condivisibile che questa circostanza «possa avere ingenerato sospetti di mancanza di serenità d’animo o di compiacenza nei confronti di taluno dei soggetti interessati, anche solo indirettamente, al procedimento penale». Nella sentenza si legge ancora che «l’incarico di consulenza giuridica si è svolto in un contesto temporale (fine 2013 e febbraio/dicembre 2015) in cui il ritenuto potenziale conflitto di interessi in realtà non esisteva». Si tratta inoltre, spiega la sentenza, di fatti stimati senza rilievo in sede disciplinare e di incompatibilità ambientale, a maggior ragione i dati posti in una tale relazione lo sono in sede di conferma nell’ufficio direttivo.

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