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Draghi firma il dpcm: tensione nel governo sulle chiusure. Vaccini: il piano del generale Figliuolo

Il premier Mario Draghi rilegge il Dpcm che sarà firmato oggi 2 marzo (Foto ANSA)

ROMA – C’è chi paragona la lotta al coronavirus alla Grande guerra. E vede nel commissario Domenico Arcuri il generale Cadorna che se ne va, sostituito da Diaz. Che poi firmerà il bollettino della vittoria. Arcuri, scelto dall’ex premier Giuseppe Conte, è stato ricevuto a Palazzo Chigi, non da Draghi, intorno alle 14 di ieri, 1 marzo. Lo hanno informato che il suo compito è finito. Il nuovo comandante dell’attacco al virus, il generale degli alpini Francesco Paolo Figliuolo, 60 anni, scenderà in campo da oggi, 2 marzo. In coincidenza, non a caso, con la firma del dpcm. Ma soprattutto, l’arrivo del generale esperto di logistica, segna la svolta, il cambio di passo, ossia la spinta alle vaccinazioni: dall’approvvigionamento alla distribuzione e somministrazione. Per Draghi è una priorità assoluta. L’obiettivo è far crescere il numero delle vaccinazioni: è vero che hanno superato le 100mila al giorno, ma bisogna arrivare, in aprile, a ben altri numeri: più o meno da 300mila a 500mila al giorno. Per fare in modo che fra giugno e luglio la maggioranza degli italiani venga vaccinata. Obiettivo difficile da raggiungere? La scommessa di Draghi, e di Mattarella, passa anche da qui.

DPCM – Il Paese attraverserà settimane non facili. Draghi si prepara a firmare il suo primo dpcm: dal 6 marzo al 6 aprile resterà la divisione in fasce e non ci saranno allentamenti. Anzi, in zona rossa chiuderanno i barbieri parrucchieri e soprattutto tutte le scuole, anche asili, elementari e medie. L’impianto resta quello comunicato già venerdì alle Regioni: chiusura serale per bar e ristoranti, stop agli spostamenti (già disposta con decreto legge), con l’eccezione della riapertura di cinema e teatri dal 27 marzo, anche se gli esercenti del cinema (Anec) sottolineano che è solo “un primo passo simbolico, non la ripartenza del settore”. Un tavolo con le Regioni aprirà poi la discussione sui parametri da adottare per il futuro per distinguere le aree rosse, arancioni e gialle: per ora i criteri non cambiano. L’orientamento viene confermato in una riunione del premier con i ministri in rappresentanza dei partiti, il titolare della scuola Patrizio Bianchi, il ministro dell’Economia Daniele Franco e gli esperti Agostino Miozzo e Franco Locatelli. Nella cabina di regia a Palazzo Chigi si discute anche l’urgenza di intervenire con i ristori per chi chiude, a partire dal decreto legge atteso entro la prossima settimana.

SCUOLE – E c’è chi, come la ministra Bonetti, pone l’accento sul nodo dei congedi per i genitori a fronte della chiusura delle scuole. L’ultimo nodo sul tavolo, spiegano i partecipanti alla riunione, è proprio la scuola. Draghi avrebbe dato un assenso al recepimento dell indicazione del Cts sulla chiusura di tutti gli istituti in zona rossa e sul criterio di ulteriore chiusura, a livello locale, se si raggiungono 250 casi ogni 100mila abitanti anche nelle regioni non rosse. La discussione però si accende e divide i ministri in due schieramenti – con sfumature al loro interno – su come regolarsi in zona arancione. Speranza, con Dario Franceschini, Bianchi e Stefano Patuanelli, chiedono di valutare l’opportunità di chiudere anche negozi, per limitare focolai di contagio: non ha senso chiudere gli istituti e lasciare aperti i centri commerciali. Giancarlo Giorgetti, Mariastella Gelmini e Bonetti sono invece dell’idea di non imporre misure troppo restrittive nelle zone non rosse e garantire, laddove possibile, la scuola in presenza: chiudere i negozi in zona arancione, è l’obiezione, equivarrebbe ad estendere quasi ovunque le regole da zona rossa.

VACCINI – Ci si prende ancora qualche ora per decidere: servirà una nuova riunione a Palazzo Chigi. Ma Draghi intende chiudere comunque il dpcm entro oggi, martedì 2 marzo. Intanto tiene banco la scelta del generale Figliuolo, già esperto di logistica, per provare a imprimere quella spinta al dossier vaccini cui lavora dal primo giorno del suo mandato. Esulta l’intero centrodestra che di Arcuri chiedeva da tempo la rimozione, da Matteo Salvini che parla di missione compiuta, a Giorgia Meloni, che dal suo scranno di opposizione rivendica di essersi opposta per prima al commissario del governo Conte. «Era necessario che si mettesse in campo una struttura più efficiente per la somministrazione», commenta Silvio Berlusconi. Si compiace anche Matteo Renzi, che aveva sollevato il nodo Arcuri durante la crisi di governo. Rendono grazie all’uscente, dando il benvenuto al suo successore Nicola Zingaretti e Roberto Speranza. «Sono onorato di aver potuto servire il mio Paese in una stagione così drammatica,» si limita a commentare Arcuri. Ma nessuno pensa di salutarlo schierando i militari sull’attenti. No, i soldati, da oggi, serviranno magari per montare tende e presidi medici capaci di far scattare la più grande campagna di vaccinazione mai vista in Italia. I non più giovani ricorderanno l’antivaiolo, nelle scuole, che lasciava piccole cicatrici sulle braccia. Questa volta toccherà a tutti. In colonna e via. Perchè il generale Figliuolo, come Diaz chiamato in corsa dopo Caporetto, vuole vincere la guerra contro il virus.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post Scrivi al Direttore

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