Strage del Mottarone, il pm: «Pericolo di fuga dei 3 fermati». Israele: funerali per famiglia di Eitan

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

VERBANIA – Secondo la procura di Verbania, titolare dell’indagine sulla strage del Mottarone, «sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili». Lo si legge nel decreto di fermo disposto nei confronti di Luigi Nerini, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, rispettivamente amministratore unico, direttore di esercizio e capo servizio della funivia crollata domenica scorsa causando la morte di quattordici persone.

Stamani la richiesta della convalida dei fermi di gestore, direttore esercizio e capo servizio della funivia del Mottarone. Dagli accertamenti degli inquirenti, il freno sarebbe stato manomesso per evitare disservizi. Il direttore Perocchio nega di aver autorizzato il forchettone, e anche di aver avuto contezza di simile pratica, spiega il suo legale. In arrivo incarico a ingegneri del Politecnico di Torino per una maxiconsulenza. Mentre respira da solo, ma non è ancora completamente cosciente Eitan, il bimbo unico sopravvissuto della strage. In Israele i funerali dei genitori e del fratellino. Nel primo pomeriggio a Varese quelli di altre due delle 14 vittime. 

Gabriele Tadini, capo servizio della funivia del Mottarone, ha «ammesso di avere deliberatamente e ripetutamente inserito i dispositivi blocca freni (forchettoni), disattivando il sistema frenante di emergenza». Una condotta «di cui erano stati ripetutamente informati» Enrico Perocchio e Luigi Nerini, direttore di esercizio e amministratore di Ferrovie del Mottarone, che «avallavano tale scelta e non si attivavano per consentire i necessari interventi di manutenzione che avrebbero richiesto il fermo dell’impianto, con ripercussioni di carattere economico. I fatti contestati sono di straordinaria gravità in ragione della deliberata volontà di eludere gli indispensabili sistemi di sicurezza dell’impianto di trasporto per ragione di carattere economico e in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza finalizzate alla tutela dell’incolumità e della vita dei passeggeri». Lo scrive la procura di Verbania nel decreto di fermo che ha portato in cella tre persone per l’incidente della funivia del Mottarone.

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Ernesto Giusti


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