La richiesta dell'accusa

Pg Cassazione: Palamara va radiato, come deciso dal Csm

Luca Palamara

ROMA – La procura generale della Cassazione, guidata da Giovanni Salvi, ha chiesto di confermare la rimozione di Luca Palamara dalla magistratura, così come deciso dal Csm lo scorso 9 ottobre. Per l’accusa non ci sono motivi per rinviare la decisione definitiva sulla sua vicenda disciplinare – il tentativo di condizionare le nomine nelle procure e il dossieraggio nei confronti di chi rappresentava un ostacolo, come il pm Paolo Ielo – e nemmeno per mettere in discussione l’utilizzo delle intercettazioni del suo cellulare, infettato dal trojan, captazioni che hanno messo nei guai molti altri colleghi dell’ex presidente dell’ Anm, che ambiva a fare l’Aggiunto nella capitale.

In particolare il Pg – rappresentato da Carmelo Sgroi e Simone Perelli, questo ultimo insieme a Pietro Gaeta ha sostenuto l’accusa disciplinare davanti al Consiglio Superiore della Magistratura – ha ritenuto legittima la decisione di radiare Palamara e per questo ha chiesto ai supremi giudici, presieduti da Margherita Cassano, di rigettare, sotto ogni profilo, il ricorso della difesa dell’ex pm contro l’estromissione. Al termine dell’udienza, svoltasi a porte chiuse per le cautele contro il Covid, nonostante fosse previsto lo svolgimento pubblico, l’avvocato Roberto Rampioni ha spiegato di aver chiesto un rinvio in attesa che il gup di Perugia riceva, entro il termine fissato per il 15 giugno, gli esiti degli accertamenti tecnici che ha disposto sul server campano dove sarebbero rimbalzate le intercettazioni di Palamara.

Dell’utilizzo di questo server occulto da parte della società di captazioni milanese Rcs che ha inoculato il trojan nel cellulare dell’ex pm, si è saputo solo recentemente. Resta un nodo da chiarire, secondo il team di legali che difende Palamara, se siano state rispettate le norme di garanzia che regolano le captazioni, comprese quelle disposte dalla Procura di Perugia, la prima ad indagare sul risiko delle nomine e a ficcare il naso nelle chat di Palamara e amici. Tra le intercettazioni ormai nota quella della serata dell’8 maggio 2019 in un hotel romano: qui Palamara, con i deputati del Pd Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri, e cinque consiglieri allora in carica del Csm, sono spiati mentre si danno da fare per ottenere la nomina di Marcello Viola (procuratore generale a Firenze) al vertice della procura di Roma, ai danni di altri concorrenti.

Sui dubbi di legalità delle intercettazioni, il difensore di Palamara ha riferito che la Procura generale della Cassazione non ne nutre affatto e ritiene non necessario rinviare dato che se verranno dichiarate inutilizzabili, allora l’ex pm potrà chiedere al Csm la “revocazione” della radiazione. Tra un mese – questo il tempo ‘canonico’, che comunque può essere anticipato o dilatato – le Sezioni Unite depositeranno la loro sentenza sulla convalida o meno dell’estromissione di Palamara. Per l’ex pm è in corso a Perugia l’udienza preliminare per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e per corruzione in atti giudiziari. Stessi addebiti mossi anche all’imprenditore romano Fabrizio Centofanti e ad Adele Attisani, conoscente dell’ex pm. Innegabilmente il tema delle intercettazioni è centrale, non a caso a presiedere le Sezioni Unite Civili è toccato a Margherita Cassano che è una penalista – è il Presidente Aggiunto della Cassazione, prima donna ad arrivare così in alto tra gli ‘ermellini’ – ed ha alle spalle anche l’esperienza maturata come componente del Csm.

cassazione, palamara, Procura generale

Firenze Post è una testata on line edita da Toscana Comunicazione srl
Registro Operatori della Comunicazione n° 23080