Euro 2020: Italia in finale per la quarta volta. Nel 1968 ci arrivò con il lancio della monetina

La moneta francese fuori corso che determinò la vittoria dell’Italia nella semifinale europea del 1968 contro l’Unione Sovietica. L’Italia vinse poi il titolo battendo la Jugoslavias (2-0) nella finale ripetuta (Foto Museo del Calcio di Coverciano)

Il Museo del Calcio di Coverciano conserverà, così è stato detto, la maglia di Jorginho, capace di trasformare il rigore che ha permesso all’Italia di battere la Spagna nella semifinale di Wembley e di conquistare la quarta finale del campionato europeo per nazioni. Lo stesso museo, nato per volontà del dottor Fino Fini, già medico della nazionale, conserva un altro cimelio che fa parte della storia azzurra: la monetina da 5 franchi francesi, fuori corso, che venne usata nel 1968 per il sorteggio, dopo 120 minuti di gioco chiusi sullo zero a zero, al San Paolo di Napoli, fra Italia e Unione Sovietica. Grazie a quella monetina gli azzurri andarono in finale. Il calcio non aveva ancora introdotto i calci di rigore, che sarebbero arrivati un paio d’anni dopo. L’invenzione dei rigori è  attribuita all’ex arbitro tedesco Karl Wald. Quando furono proposti, nel 1970, la Federcalcio bavarese cercò di bloccare la proposta, ma venne battuta dalla maggioranza dei delegati delle federazioni: che ritenevano fosse necessario almeno un gesto tecnico per stabilire una squadra vincitrice quando il risultato non si sblocca nemmeno nei tempi supplementari. Il caso dell’Italia, finalista e poi vincitrice dell’Europeo del 1968, aveva suscitato più perplessità che polemiche. Ma bisognava trovare una soluzione sportiva.

FRANCHI – Addirittura la finale del ’68, Italia-Jugoslavia, avrebbe potuto essere decisa per sorteggio: perchè i tempi supplementari si erano chiusi 1-1 (gol di Domenghini e Dzajic). Fu stabilito di ripeterla due giorni dopo: gli azzurri, stavolta, s’imposero per 2-0 con gol di Riva e Anastasi. Le altre due finali disputate dall’Italia, nel 2000 e nel 2021, furono conquistate vincendo meritatamente le semifinali: nel 2000 battè l’Olanda ai rigori, grazie alle strepitose parate del portiere della Fiorentina, Francesco Toldo; e nel 2012 eliminò la Germania con doppietta di Mario Balotelli. In entrambe le occasioni, però, gli azzurri persero  la finale: nel 2000 vennero superati dalla Francia con il golden gol di Trezequet, mentre nel 2012 furono travolti (4-0) dalla Spagna di Del Bosque. Ma, come detto, il caso dell’Italia, finalista per sorteggio e poi vincitrice dell’Europeo del 1968, aveva fatto nascere il caso. C’era chi aveva montato il problema, magari con la segreta speranza d’indebolire la figura del più grande dirigente del calcio, italiano e mondiale, di tutti i tempi: Artemio Franchi. Invano. Franchi reagì alla sua maniera: con un sorriso di compatimento nei confrionti dei detrattori. Come avrebbe fatto un anno dopo, ossia, nel 1969, quando un telecronista, credendo di sprigionare malizia, gli chiese se avesse contribuito allo scudetto della Fiorentina. Risposta fulminante, da fiorentino vero, quella di Franchi: «Certo, che presidente sarei se non sapessi far vincere lo scudetto alla squadra della mia città?». Telecronista gelato.

MONETINA – Ma che cosa successe con esattezza quel 5 giugno 1968 al San Paolo di Napoli, dopo che Italia e Unione Sovietica non erano riuscite a buttarla dentro nemmeno nei supplementari? Nello spogliatoio italiano non c’erano dubbi su chi dovesse partecipare al sorteggio nello stanzino del poliglotta arbitro tedesco Kurt Tschenscher, impiegato di una agenzia di assicurazioni: «Tranquilli, non ce n’è per nessuno, ci pensa Giacinto», disse Tarcisio Burgnich, detto Roccia, aggiungendo che cil compagno di squadra non solo era il capitano della nazionale, ma era accreditato di buona dose di fortuna. Ancora Burgnich: «Basta che Facchetti tiri in aria cinque lire e ne ritornano giù mille». Viene scelta, dietro solenne cerimonia, una moneta francese fuoricorso del 1906, raffigurante la Vittoria Alata da una parte, la croce di Lorena dall’altra. «Far gol con la monetina era molto più difficile che far gol di piede» racconterà dopo Facchetti, il capitano azzurro.

VALCAREGGI – La leggenda vuole che, in un primo lancio, la moneta si fermasse dritt in una fessura. Ma il lancio buono fece apparire la Vittoria Alata. Che significò vittoria dell’Italia. Un dirigente della Federcalcio corse in campo a informare a grandi gesti il pubblico del San Paolo. Fuochi d’artificio. Ferruccio Valcareggi, il ct, commentò: «Grande impegno, i ragazzi hanno meritato». In finale, a Roma, non giocò Rivera: si erafatto male, stiramento al bicipite femorale destro. Ma il saggio ‘Uccio seppe schierare formazioni adatte, soprattutto nella seconda finale, a 48 ore di distanza dalla prima, quando rivoluzionò la squadra. Puntando su due punte come Riva e Anastasi, gli autori dei gol che regalarono all’Italia il primo trofeo importante del dopoguerra. L’ultimo era stato il mondiale del 1938, a Parigi, vinto da Vittorio Pozzo. E ora? Guardiamo con fiducia alla finale di Wembley di domenica 11 luglio. La polemica di Busquets, che ha trovato da ridire sul fatto che l’Italia, abbia battuto i rigori per prima, porta solo bene. E magari andiamo a Coverciano ad ammirare la monetina francese fuori corso che determinò la finale del 1968,  e che Francesco Franchi, figlio del grande Artemio, ha voluto regalare al Museo del calcio. Perchè monetina fa parte della storia azzurra.

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Sandro Bennucci

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