M5S allo sbando: Grillo sta con Draghi e attacca Conte. Il Pd di Letta trema: non ha più l’alleato

Giuseppe Conte e Beppe Grillo

Il Twitter pubblicato da Matteo Richetti, senatore di Azione, rispecchia la situazione: «Conte è scelto dal PD come riferimento per guidare l’alleanza progressista. Il PD sostiene Draghi, ma nel M5S con Draghi ci sta Grillo e non Conte, che preferisce Bonafede e Di Battista. Aiutatemi a capire perché comincia a farsi complicata». Proprio così: la spaccatura netta fra l’ex premier e il fondatore del Movimento 5 Stelle sta mandando al manicomio chi ancora pensa di poter contare sul grillismo per vincere le elezioni e fare governi. Nonostante gli sforzi, talvolta patetici, di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, che cerca in tutti i modi di tenere a galla un Conte semiaffogato in una politica che conosce poco, i grillini sono allo sbando. E Di Maio con chi sta? Non più con Conte, che volle a Palazzo Chigi nel 2018? Di Maio è un ministro importante del governo Draghi e ci tiene a non entrare in rotta di collisione con un premier paziente ma determinatissimo ad andare per la sua strada. E che Di Maio sia draghiano, e di nuovo con Grillo, lo rivela lo stesso Travaglio. Che ha pubblicato ieri una vignetta eloquente: Di Maio che si toglie la cravatta nel 2020 e lo stesso Di Maio che si cala le braghe nel 2021.

GRILLO – Per evitare sbandamenti, nella giornata in cui addirittura l’Isis si sarebbe accorta dell’esistenza di Di Maio (sarebbe nel mirino degli jihadisti perchè il 28 giugno ha co-presieduto, insieme al segretario di Stato Usa Antony Blinken, la riunione ministeriale della Coalizione anti-Daesh, tenutasi per la prima volta a Roma), Beppe Grillo, su Facebook, gli ha lanciato un post che sa anche di ciambella di salvataggio: «Luigi Di Maio non ti preoccupare. Sono (quellki dell’Isis, ndr)meno pericolosi dei grillini piu’ agguerriti». Ma non siamo, come potrebbe sembrare, su un palcoscenico a fare spettacolo. La situazione politica è seria. Il Giuseppe Conte che dismette la pochette e indossa il gilet giallo sulla riforma della giustizia, spaventa il Pd. Non solo e non tanto per l’iter parlamentare di questa riforma, ma per il complessivo quadro politico e parlamentare. Una spaccatura di M5s o l’allontanamento dal sostegno pieno a Draghi, renderebbe più deboli le istanze Dem a livello di confronto parlamentare, a cominciare dal ddl Zan, e aprirebbe uno scenario preoccupante in vista dell’elezione del prossimo inquilino del Quirinale. E a proposito del Colle, si possono ritenere plausibili le voci parlamentari che raccontano di un Mattarella che segue con occhio vigile l’esito di uno scontro che si ripercuote su una riforma che l’Ue considera condizione per dare i fondi del Recovery.

CONTE – Il segretario del Pd Enrico Letta – tifando per un chiarimento tra i 5 stelle – ha ricordato che senza le riforme, innanzi tutto quella della giustizia, non ci saranno i soldi del piano europeo e non ci sarà la possibilità della ripartenza. Anche la responsabile giustizia dei Dem, Anna Rossomando, ha detto che il Pd non condivide assolutamente il giudizio negativo dato dall’ex premier Conte sulla riforma Cartabia. «Penso che la riforma proposta dalla ministra sia buona e che vada difesa», ha affermato anche Emanuele Fiano, il quale ha esplicitato l’atteggiamento cauto del Pd che cerca di evitare toni polemici, sussurrando che è in corso una dinamica, tra Grillo e Conte, che va guardata con il rispetto di quando si guarda in casa d’altri, anche se è evidente che un chiarimento sarebbe utile.

LETTA – Il Pd di Letta, come accennato citando l’ironico tweet di Richetti in apertura di questo articolo, aveva puntato a un Conte che guidasse M5s su una linea di appoggio a Draghi. Se questa viene meno, cade l’impalcatura dell’accordo forte tra centrosinistra e M5s, che va dalle alleanze alle amministrative (con la Calabria ancora da definire), ad una serie di passaggi parlamentari come il ddl Zan, fino all’elezione a gennaio 2022 del futuro presidente della Repubblica, su cui Letta teme una saldatura tra Renzi e il centrodestra. Un elemento che preoccupa sono le provocazioni di Iv a M5s, come l’annuncio, da parte di Matteo Renzi, di voler promuovere un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza. Benzina sul fuoco che potrebbe provocare reazioni emotive anche nelle votazioni in Parlamento. Il fatto che il vicepresidente del Csm, Davide Ermini, abbia auspicato, in modo inconsueto, che tutti i partiti convergano per approvare la riforma penale Cartabia è stata letta come voler dar voce agli auspici del Quirinale, che segue con attenzione la vicenda. Ancora una volta, il Pd si rende conto di aver sbagliato i calcoli. Anche perchè un Movimento 5 Stelle che arriva alla scissione non potrebbe più interessare in chiave strategica ed elettorale. E Letta? Starà sereno, come gli consigliò Renzi prima di portargli via la poltrona di Palazzo Chigi.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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