Ddl Zan: caos nell’Aula del Senato. Primo round a Pd-M5s, ma è rebus sui numeri. Salvini e Renzi sulle barricate

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

ROMA – Il primo round se lo aggiudicano Pd e M5S: perchè il disegno di legge Zan resta nell’Aula del Senato, nonostante il clima tesissimo, e non torna in commissione. Nessuno stop dei lavori, come chiesto da Lega e Fratelli d’Italia. Ma si tratta solo della prima battaglia, piu’ procedurale e tecnica che politica. Dopo una giornata all’insegna delle proteste nell’emiciclo e una bagarre che costringe la presidente, Elisabetta Casellati, a puntualizzare che «gli Europei li abbiamo gia’ vinti, non accetto cori da stadio», la battaglia termina con la bocciatura, per 12 voti di scarto, delle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate sempre da Lega e FdI: 136 i voti contrari, 124 i favorevoli e 4 astenuti. Nuovo round ogi, 14 luglio: si voteranno le questioni sospensive di FdI e Forza Italia, ma anche in questo caso non dovrebbero esserci sorprese: Iv, infatti, si e’ schierata con Pd, M5s e Leu sia contro il rinvio in commissione che contro le pregiudiziali.

Ma una volta accantonate le questioni tecnico-procedurali, la partita politica entrerà nel vivo e lì numeri saranno fondamentali. I 17 senatori renziani, assieme ai 6 delle Autonomie, sono determinanti, sia per approvare il ddl Zan in via definitiva  e senza modifiche che per licenziarlo cambiandone il testo. Ed è per questa seconda ipotesi che spinge Matteo Renzi: «L’accordo e’ a un passo», dice intervenendo in Aula. L’ex premier – che rivendica di aver posto la fiducia sulle unioni civili quando era presidente del Consiglio, quindi non accetta lezioni dai 5 stelle che invece si tirarono indietro all’ultimo minuto – ribadisce la linea di Italia viva, offrendo un patto politico: si modifichino gli articoli sull’identita’ di genere, sulla libertà di pensiero e sulla scuola e l’intesa si trova e in 15 giorni si approva in via definitiva anche alla Camera, dove il provvedimento, qualora venisse modificato, dovrebbe tornare per la terza ed ultima lettura.
Fa appello alla mediazione anche Matteo Salvini, che si dice pronto a votare una legge contro l’omofobia, purchè non sia il testo del ddl Zan. Sullo sfondo resta il rischio dello slittamento a settembre, visto che il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per martedì prossimo, alle 12, e che fino ad allora l’Aula andrà avanti con la discussione generale. Poi avranno la priorità i decreti in scadenza, a partire dal Sostegni bis. Si va a fine luglio e, per prassi ormai consolidata, i lavori del Parlamento si fermano di norma per la pausa estiva dopo la prima settimana di agosto. I tempi, quindi, sono strettissimi.
I riflettori, quindi, si spostano sugli emendamenti: fonti leghiste al Senato spiegano che più che sul numero ci si concentrerà sul merito. Un pacchetto di emendamenti mirati con modifiche chiare per tentare di mettere in difficoltà gli ex giallorossi e puntare a incassare i voti dei renziani, ma anche di quei senatori Pd di area cattolica non del tutto convinti dal testo approvato dalla Camera. Per il Pd una cosa è chiara: «A questo punto – sottolinea un big – o il ddl Zan si approva così com’è o salta tutto». Perchè i dem non credono alla reale volontà di Salvini di approvare una legge contro l’omofobia. E, quindi, si guarda a Renzi: che intende fare realmente il senatore di Rignano? Se fara’ l’accordo con la Lega, è il ragionamento al termine della lunga giornata in Senato, «noi perdiamo la battaglia, ma, allo stesso tempo, Renzi si assume la responsabilità di aver affossato la legge». Al di la’ dei ragionamenti e dei calcoli sul pallottoliere, la prima giornata dell’Aula dedicata al ddl Zan sfila via come previsto: proteste, caos, bagarre. E la dura contestazione di Pd, M5s e Leu (un inedito Pietro Grasso che alza di molto la voce e perde la pazienza) alla decisione della presidente Casellati di sospendere la seduta per riunire la capigruppo, come chiesto da FdI e Lega, proposta avanzata in Aula dal presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari. Il motivo, a dire del centrodestra, è di verificare la possibilità di una intesa, decidendo di rinviare il ddl in commissione. Insorgono gli ex giallorossi e dopo una riunione di oltre un’ora, la capigruppo, all’unanimtà, dopo una lunga mediazione, decide di andare avanti in Aula. Ma il secondo round si giocherà sui numeri. E quelli, nonostante l’impegno a tutto campo del centrosinistra, possono non esserci. Il pallino è in mano a Renzi. E i grillini temono l’ennesimo sgambetto, dopo quello che fece saltare il governo Conte.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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