Tunisia: bomba migratoria in arrivo, anche Frattini lancia l’allarme

EPA/YARA NARDI / ITALIAN RED CROSS 

ROMA – Il rischio di una bomba migratoria dalla Tunisia per effetto della grave situazione di instabilità che si è creata in quel Paese non è affatto un’ipotesi remota. A metterlo in evidenza è Franco Frattini, oggi numero due del Consiglio di Stato dopo una lunga carriera politica interna e internazionale come ministro degli Esteri e vicepresidente della Commissione Ue. Confermati i timori del Viminale. Lo riporta Il Sole 24 Ore.

Frattini ha avuto modo di incontrare il presidente tunisino, Kais Saied alla metà di giugno quando è venuto a Roma per una visita di Stato dal presidente Sergio Mattarella e dal premier Mario Draghi ma ha voluto anche
incontrare i vertici delle magistrature supreme (Consiglio di Stato e Corte Costituzionale). «Saied- osserva Frattini – è professore di diritto Costituzionale e ha vinto le elezioni proprio sul tema della lotta alla corruzione con una campagna molto dura sull’illegalità dilagante che avrebbe coinvolto numerosi membri del Parlamento». Che Ennahdha avrebbe creato problemi alla stabilità del Paese, osserva sempre Frattini, era sotto gli occhi di tutti. «Tranne il primo Governo uscito dalle primavere arabe – dice sempre Frattini – tutti gli altri sono stati a guida laica ma dire Hennahdha vuol dire Fratellanza musulmana e fare le elezioni oggi sarebbe molto pericoloso, Saied è l’uinico custode della Costituzione non essendoci una Corte Costituzionale e neppure un giurì che possa metterlo in stato di accusa; ha dalla sua parte l’esercito ma speriamo solo che non lo usi».

L’unica possibilità secondo l’ex ministro degli Esteri è «che Saied offra un patto di riconciliazione per un Parlamento pulito come precondizione per far sì che tutti coloro che hanno avuto problemi con la giustizia si sottomettano al rischio di non essere candidabili. La situazione di illegalità diffusa nel Paese ha portato Saied a concordare già due anni fa un progetto bilaterale di collaborazione con l’Italia che vede oggi la presenza a Tunisi di due magistrati del Consiglio di Stato che stanno scrivendo insieme a colleghi tunisini le nuove regole del giudizio contro i poteri
pubblici. In questo momento secondo Frattini, l’Unione europea ha tutto l’interesse alla stabilità della Tunisia e l’unica cosa che dovrebbe fare è un piano di sostegno e di riconciliazione tunisina. Ma quello che sarebbe maggiormente auspicabile è per Frattini «un patto tra Italia e Francia per aiutare la Tunisia».

Quanto ai riflessi sulla sicurezza italiana per il possibile temuto aumento dei flussi migratori il Viminale con il ministro Luciana Lamorgese è in contatto con le autorità tunisine per evitare che la situazione sfugga di mano. «I rischi ci sono – dice Frattini  – è inutile negarlo e una bomba migratoria può sempre scoppiare; del resto anche nel 2011, con la rivoluzione che ha portato alla caduta di Gheddafi, gli sbarchi dalla Libia sono aumentati non diminuiti; anche in una situazione di caos delle forze di sicurezza è prevedibile che la Guardia costiera tunisina non avrà certo come primo obiettivo il contrasto al traffico di esseri umani»

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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