Odio razziale: la Cassazione anticipa il Ddl Zan, applica aggravante per espressioni d’intolleranza verso gli immigrati

Anche la Suprema Corte di Cassazione si dà da fare per promuovere, quasi anticipare le norme contenute nel dibattuto e contestato Ddl Zan, rinviato ormai ad ottobre nonostante le insistenze e il pressing delle sinistre.

Gli ermellini romani hanno deciso che deve scattare l’aggravante dell’odio razziale per le espressioni di intolleranza verso gli immigrati in Italia, in questo caso, «negro di m……» .La sentenza n. 30512 del 4 agosto 2021 sancisce che bisogna rincarare la dose per limitare  le offese agli immigrati. Ma in altri casi, quando si tratta di giudicare violenze, reati, stupri, spaccio e sfruttamento della prostituzione, ormai in mano in particolare a organizzazioni di nigeriani, i giudici hanno avuto la mano molto meno pesante nei confronti di immigrati responsabili di questi reati.

Anche quest’atteggiamento rientra un po’ nella linea di molti magistrati, soprattutto associati a correnti, come è apparso evidente dalla vicenda caos procure.  Le rivelazioni di Palamara,  che ha spiattellato collegamenti stretti fra magistratura e politica di sinistra, essenzialmente col Pd, non hanno in realtà evidenziato niente di nuovo, visto che era un fatto noto già da tempo, ma hanno destato scalpore nell’opinione pubblica e disistima nei confronti della casta.

La vicenda sulla quale la Cassazione è stata chiamata a giudicare riguardava due ragazzi palermitani che avevano inseguito con la macchina due coetanei marocchini, per poi aggredirli e offenderli.

Ad avviso degli Ermellini, che hanno confermato e reso definitiva la condanna di secondo grado, «la circostanza aggravante prevista dall’art. 604 ter cod. pen. è configurabile non solo quando l’azione, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori, ma anche quando essa si rapporti, nell’accezione corrente, ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, non avendo rilievo la mozione soggettiva dell’agente».

Nel caso sottoposto all’esame della Cassazione, «la Corte d’Appello aveva valorizzato le ripetute espressioni negri o neri di m… pronunziate dagli imputati in un contesto di forte aggressività e minacce ed accompagnate da frasi di intolleranza verso la presenza in Italia e nel territorio di riferimento di persone di origine africana (che ci fate qua tornatavene in Africa); inoltre, ha condivisibilmente ritenuto che già l’uso della parola negro che, secondo l’opinione ed il linguaggio comuni ha un significato discriminatorio ed offensivo, come se denotasse di per se una inferiorità razziale e genetica è, pertanto, significativo di un sentimento di avversione ed odio razziale verso la persona alla quale la parola stessa è diretta».

Quest’interpretazione è un segnale inequivoco di come potrebbero andare le cose se venisse approvato il testo attuale del ddl Zan: chi non è d’accordo con la tesi dominante e si azzarda a esprimere contestazioni anche civili potrebbe essere subito denunciato alla magistratura, che da parte sua, seguendo la linea sopra indicata, stopperebbe ogni libertà di pensiero di chi non esprime un concetto politicamente corretto.

Si rischierebbe d’incamminarci così verso una vera e propria omologazione culturale e sociale per via giudiziaria. Mala tempora currunt, temiamo che Draghi celebrato universalmente come salvatore della patria, possa fare la fine di Monti e del suo governo (Cancellieri – Fornero) autodefinitosi Salvaitalia, che si è risolto in un flop epocale. Speriamo di essere smentiti per il bene di questo disastrato paese.

 

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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