Olimpiadi: Italia in finale nella ritmica. Attesa per Elia Viviani. E il mondo c’invidia la staffetta 4×100

TOKIO – Sui giornali di tutto il mondo si celebra la medaglia d’oro vinta dall’Italia  nella 4×100 con le sue frecce: Tortu, Jacobs, Patta e Desalu. Oggi, penultimo giorno, l’Italia aspetta buone notizie dalle Farfalle della ginnastica ritmica, andata in finale con il terzo punteggio. Meglio delle azzurre hanno fatto solo Bulgaria e Russia ma in finale si riparte da zero. Nella Madison maschile si punta su Elia Viviani, ma anche Simone Consonni può fare bene. Nella lotta libera spera nel bronzo Abraham Conyedo.

La mattinata si era aperta, quasi all’alba per via delle condizioni climatiche, con la maratona femminile che si è svolta a Sapporo e ha visto, come da previsioni, il successo delle atlete del Kenya. L’oro è andato a Peres Jepchirchir con il tempo di 2 ore 27’20”, l’argento a Brigid Kosgei. Solo 32/a l’azzurra Giovanna Epis, staccata di quasi otto minuti.

Attimi di paura per l’israeliana Lonah Chemtai Salpeter che, mentre era quarta e mancavano quattro chilometri all’arrivo, ha ceduto di schianto e si è dovuta fermare, subito soccorsa, sconfitta dalla fatica e soprattutto dal caldo e dall’umidità opprimente, nonostante fossero le prime ore del mattino. L’oro del basket uomini è andato come previsto allo squadrone degli Usa, che però ha faticato più del previsto per battere una Francia che non si è mai arresa, perdendo di soli cinque punti: 87-82.

Nella serata nipponica, a Yokohama, c’è la finale del calcio maschile tra il Brasile di Dani Alves e Richarlison e la Spagna dei sei che hanno disputato anche gli Europei. Il pronostico è apertissimo. Carlo Mornati, capodelegazione azzurro alle olimpiadi estive, parla di scommessa vinta per l’Italia, ma lancia l’allarme in chiave Giochi invernali: «Se non cambiano i protocolli Covid e le regole di ingaggio, il prossimo febbraio a Pechino non va nessuno. La Cina è chiusa, non ci sono voli, serve una quarantena in entrata e una al rientro: organizzativamente molto difficile, se non cambia qualcosa, e gli atleti non vogliono andare».

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Paulo Soares

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